Oggi sono stata in Sardegna per linaugurazione dell’Anno Accademico dell’Università degli Studi di Sassari che festeggia il suo 456° compleanno. Un’età davvero ragguardevole per uno dei poli universitari più antichi d’Italia.

L’appuntamento di questa mattina è stato anche un’occasione per fare un breve bilancio su quanto fatto per il mondo accademico.

Come ben sapete, l’Università italiana esce da un decennio difficilissimo. Un decennio che è stato contraddistinto da una forte crisi strutturale. Una crisi di sistema e di obiettivi. Una fase che, per fortuna, ci stiamo lasciando alle spalle. Lo confermano i primi segnali positivi che potremmo sintetizzare nelle tre grandi traiettorie d’intervento degli ultimi mesi: capitale umano, diritto allo studio, ricerca di base.

L’incremento delle risorse complessive innanzitutto: nel 2018, rispetto al 2015, anno peggiore dal punto di vista delle risorse, l’FFO torna a crescere circa del 6,4%, pari a quasi mezzo miliardo di euro in più.

La stagione delle riforme ha riguardato anche i diritti delle studentesse e degli studenti, con misure chiare anche nella nuova legge di Bilancio per il 2018 che interviene:

  • sul diritto allo studio, incrementando il Fondo nazionale e portandolo ai 237 milioni di euro a regime (a cui si aggiungono i provvedimenti, varati lo scorso anno e oggi pienamente operativi, della No Tax Area e dei fondi per l’orientamento);
  • sulle borse di dottorato di ricerca, aumentandone l’importo di circa il 10% dopo dieci anni di congelamento.
  • sulla ricerca, con un incremento che riguarda in primo luogo un ulteriore Piano, pari a un impegno di 70 milioni di euro, per 1300 ricercatori (di tipo B) nelle Università. Gli stanziamenti coprono anche il cofinanziamento (e il relativo punto organico nel calcolo del portafogli del turn over) per il passaggio al ruolo di professore di II fascia.

A questo Piano, se ne aggiunge un altro, previsto dal finanziamento per i Dipartimenti di eccellenza comunicato pochi giorni fa. Non meno del 25% di questo stanziamento dovrà essere impiegato per l’assunzione di ricercatrici e ricercatori di tipo B. Quindi, ai posti già varati, se ne aggiungeranno, entro il 2018, altri 1.100.

Infine, questa dotazione viene ulteriormente incrementata con un piano di ricercatrici e ricercatori di tipo A, a valere sulle risorse del PON Ricerca e Innovazione, pari a 600 ricercatori triennali per le Università e le sedi degli Enti di Ricercacollocate nel Mezzogiorno.

Dunque, nel complesso, parliamo di un ingresso di ben 4.000 ricercatrici e ricercatori che si aggiungeranno al piano delle stabilizzazioni negli Enti di Ricerca e nel settore AFAM.

L’ingresso sicuramente più massiccio mai registratosi da molti anni a questa parte nel mondo della Ricerca e della Formazione superiore. Questa è una risposta vera, di cui siamo orgogliosi, alla diminuzione delle risorse umane in questo settore. Non basterà, certo, ma sfido chiunque a negare che si tratti di un importantissimo segnale d’inversione di tendenza.

In sostanza, il Governo ha messo al centro le studentesse e gli studenti, le giovani ricercatrici e i giovani ricercatori, il potenziamento delle eccellenze. Nel settore della ricerca, ad esempio, abbiamo appena varato il più ricco finanziamento per i bandi PRIN mai registratosi: quasi 400 milioni di euro con traiettorie specifiche per giovani e Sud.

In società sempre più globalizzate e sempre meno intermediate, il sistema di istruzione e formazione deve fornire alle giovani e ai giovani strumenti di comprensione, di conoscenza e consapevolezza.

L’Università, allora, deve servire innanzitutto alla formazione culturale e scientifica, alla crescita della conoscenza e dei saperi e, solo dopo, all’utile. E l’utile è costituito dalle necessità di sviluppo economico e sociale dell’Italia di fronte alle sfide della competizione globale, per la quale dobbiamo irrobustire il nostro sistema d’imprese, puntando su conoscenza e competenze, come stiamo facendo con “Industria 4.0”.

Ma – ribadisco – l’Università non deve solamente servire a questo secondo scopo. Con la formazione e con la ricerca deve anche e soprattutto perseguire il primo: coltivare, in senso generale, gli studi che educano le coscienze.

Un sistema di formazione che assolve a questo tipo di compito è un sistema che guarda al pieno sviluppo di studentesse e studenti. Che davvero prepara al futuro. Un futuro da cittadine e cittadini.

Auguri sinceri all’Università di Sassari e al suo Corpo Accademico.