Caro D’Alema, sull’università informati bene

Vedo che il tema dell’Università è spesso citato in questa campagna elettorale. Ma il dibattito, per essere credibile, deve partire da informazioni corrette e dati certi. Se si parla di investire di più sul sistema nel suo complesso e sul diritto allo studio in questi anni, i Governi guidati dal PD sono intervenuti con azioni concrete, con norme e risorse precise. Quello che è stato fatto, in trasparenza, lo si può trovare anche sul sito del MIUR dove è stato pubblicato un ampio report delle azioni messe in campo nel 2017.

Se vogliamo parlare di tasse universitarie e borse di studio, ad esempio, mi piacerebbe che lo si facesse senza fingere di ignorare la svolta che c’è stata in questi ultimi anni. Oggi Massimo D’Alema ha parlato di “vergogna”, facendo riferimento ai fondi per il diritto allo studio e citando i dati in modo opaco. Quando dice che il Fondo per le borse di studio è finanziato con “soli 20 milioni” fornisce un’informazione errata: il fondo è infatti oggi di 237 milioni, grazie agli interventi del Governo. Il  fondo fino a due anni fa era di 167 milioni, incrementati di 50 milioni all’anno con la legge di Bilancio per il 2017 e di altri 20 con la legge di Bilancio per il 2018.

Con queste risorse è stata ampliata la platea di chi usufruisce di una borsa. E grazie alla manovra per il 2017 è stata istituita per la prima volta la No tax area che consente a chi ha un ISEE fino a 13.000 euro e proviene, dunque, da famiglie con redditi bassi, di accedere gratuitamente all’università. Fino a 30.000 euro le tasse sono calmierate. Abbiamo messo al centro le ragazze e i ragazzi ai quali, per la prima volta, abbiamo dedicato anche una campagna informativa per spiegare tutti gli strumenti del diritto allo studio. E abbiamo reso più accessibile anche l’Erasmus, aumentando i fondi per le borse e garantendo a tutti i ragazzi di avere il 50% del budget al momento della partenza.

Sono scelte fatte con convinzione, per investire sul futuro del Paese. Come PD di Università abbiamo sempre voluto occuparci e lo abbiamo fatto con impegno. Chi oggi fa campagna elettorale su questi temi sa di avere alle spalle due anni di cambiamento e dovrebbe avere l’onestà intellettuale di non ignorarli.