Dalla parte della Memoria, della Costituzione e della legalità

Questa mattina sono stata in piazza della Loggia a Brescia per l’evento “Memoria tra Legalità, Cittadinanza e Costituzione”, organizzato dalla Casa della Memoria e dall’Ufficio scolastico provinciale. Un importante momento di approfondimento e confronto dedicato ai progetti frutto anche del protocollo tra il MIUR e le Associazioni delle Vittime del terrorismo.

Qui ho potuto sottolineare l’importanza del fondamentale lavoro fatto da docenti e dirigenti per la formazione delle future generazioni, un lavoro centrale per la costruzione di comunità attive e consapevoli. Perché educare le nostre ragazze e i nostri ragazzi alla memoria, al rispetto e alla legalità vuol dire creare anticorpi e antidoti all’odio e alla violenza.

Condivido con voi alcuni passaggi del mio discorso:

Mi consentirete di cominciare questo mio intervento con una citazione che rappresenta efficacemente la sete di giustizia che abbiamo tutte e tutti noi qui oggi. Una sete di giustizia che vogliamo e dobbiamo trasmettere alle nuove generazioni. E che deve avere il Paese nel suo complesso di fronte a fatti come quelli avvenuti a Brescia, in piazza della Loggia, il 28 maggio del 1974. Benedetta Tobagi nel libro “Una stella incoronata di buio”, che ripercorre le storie delle vittime e dei sopravvissuti di quella strage, ha scritto:

“Il dopo è sapere l’orrore creato da mani umane. Da chi? Perché? Il sopravvissuto ha bisogno di saperlo. Domande antiche si levano contro il cielo, sempre le stesse, sin dalle pagine dei Salmi. Perché il malvagio prospera e l’innocente è ucciso? Perché il male? Perché? La verità può ristabilire un ordine nelle cose, dove il senso è stato distrutto”.

Il libro di Benedetta Tobagi è un libro dal quale emerge chiaramente un’idea che sento di condividere profondamente: abbiamo bisogno di memoria, di una memoria attiva, per continuare nel nostro impegno di ricerca della verità, per ricostruire senso laddove il senso è stato distrutto.

Questo non vuol dire ricordare soltanto date e numeri di caduti. Vuol dire conoscere, andare a fondo, pretendere verità e giustizia per Giulietta Banzi Bazoli, Livia Bottardi Milani, Clementina Calzari Trebeschi, Alberto Trebeschi, Euplo Natali, Luigi Pinto, Bartolomeo Talenti, Vittorio Zambarda. E per tutte le vittime dell’odio terroristico o criminale.

Le donne e gli uomini che hanno perso la vita a piazza della Loggia erano cittadine e cittadini attivi, con una profonda consapevolezza della necessità di mantenere nel nostro Paese la democrazia, la partecipazione, la coesione sociale. Sono morti mentre nella piazza si teneva un comizio antifascista.

Luciano Lama, all’indomani della strage, proprio a Brescia ha detto: “Erano donne e uomini semplici, impegnati nel lavoro del sindacato come in una missione di emancipazione sociale e di liberazione morale ed umana. Credevano profondamente nel valore di uno strumento che unisce i lavoratori fra di loro non solo per difendere e migliorare la condizione materiale ma per dare alla classi lavoratrici una ragione di lotta, di impegno civile, di sviluppo culturale e umano […] anche per onorare questi morti c’è un mezzo solo: continuare l’opera loro, impegnarsi nell’azione, battersi per le idee che hanno riempito la loro esistenza di militanti”.

Per lungo tempo non siamo stati in grado di trovare una risposta chiara e non equivoca al loro sacrificio. Solo a giugno scorso, nel 2017, siamo arrivati a una sentenza con la quale sono stati definitivamente condannati Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte.

In tutti questi anni – a partire dal 2000 – la Casa della Memoria, nata per iniziativa del Comune, della Provincia di Brescia, e dell’Associazione familiari Caduti strage di Piazza della Loggia, si è fatta custode del ricordo di quei fatti, alimentandolo con documenti, atti, informazioni messi a disposizione delle ricercatrici e dei ricercatori, dei semplici cittadini, delle scuole. È diventata luogo di conoscenza imprescindibile con la sua biblioteca e con l’archivio di materiale documentario e ha assolto con profondo spirito di servizio alla missione di promozione del sapere e quindi di cittadinanza attiva che si è data, partecipando attivamente alla “Rete degli Archivi per non dimenticare”, patrocinata dal Ministero dei Beni culturali.

Ha aperto le sue porte alle studentesse e agli studenti dei nostri istituti scolastici, impegnandosi concretamente a tramandare la conoscenza di fatti dolorosi del nostro passato, che vanno compresi in dettaglio, che vanno analizzati, per capire quali sono le forme del male che possono imperversare nelle nostre società e far sì che certi crimini contro la dignità di donne e uomini non si ripetano mai più. Non c’è nulla che possa giustificare la violenza.  Dando concreta attuazione all’esortazione che Lama lanciò nel 1974 da questo luogo: “Diciamo che gli attentati devono essere prevenuti, che i fascisti devono essere perseguiti, che le centrali della provocazione e del terrorismo devono essere snidate e distrutte”.

Sono molto orgogliosa della collaborazione in atto tra la Casa della Memoria e il Miur, certificata e consolidata da un Protocollo che è stato rinnovato nel corso dello scorso anno. Un’Intesa che impegna entrambe le parti nella promozione e nell’organizzazione di momenti di approfondimento e ricerca sia per i giovani delle nostre scuole che per le universitarie e gli universitari.

Come ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo scorso 9 maggio, durante le celebrazioni del Giorno della Memoria, istituito con la legge n. 56 del 2007 per “ricordare tutte le vittime del terrorismo, interno e internazionale, e delle stragi di tale matrice”, “ricordare tutti coloro che sono stati uccisi dai terrorismi vecchi e nuovi è un dovere morale”.

Non siamo immuni dall’odio. Dobbiamo essere consapevoli di questo. Non dobbiamo pensare di essere al riparo perché distanti temporalmente da quei fatti. Si trattava di crimini che piombavano nelle vite comuni di donne e uomini per annientarle e diffondere paura e percezione di insicurezza. Crimini efferati, non episodici o prodotto di una follia omicida. Avevano radici profonde e da quelle radici sono scaturiti. Sono eventi che possono tornare a macchiare le nostre società se non educhiamo le nostre giovani e i nostri giovani al rispetto, alla cittadinanza, alla legalità; a tutti quei valori fondamentali nella nostra esistenza che si trovano nero su bianco nella nostra Costituzione.