Nella zona del cuoio, dalla parte del lavoro

Oggi sono stata a Fucecchio, Santa Croce e San Miniato, ho incontrato imprenditori e lavoratori delle concerie toscane nella zona del cuoio.

Si tratta di zone e persone che conosco bene, perché come segretaria del sindacato del tessile della Cgil ho lavorato fianco a fianco di lavoratrici e lavoratori e di imprenditrici e imprenditori.

È stato un ritorno a casa per me, un piacere essere tra operai e imprenditori che sono parte di una filiera produttiva importante, parte del Made in Italy che ci rende forti nel mondo. Questo è un territorio di eccellenze, da promuovere e preservare. Da accompagnare nel futuro, da sostenere e tutelare, facendo sentire la voce del nostro Paese sui tavoli dove si discutono le regole del commercio internazionale e lavorando per ottenere piene regole di reciprocità.

Le nostre aziende non possono essere sottoposte a concorrenza sleale da parte di quelle che operano in Paesi che non garantiscono normative ambientali, sanitarie e di sicurezza e dignità del lavoro adeguate. La qualità del processo produttivo ha un costo, ma è un valore fondamentale. Va monitorata lungo tutto il processo, fatta crescere grazie a innovazione e ricerca, garantita per assicurare anche legalità e diritti dei lavoratori.

Se ognuno di loro nel momento in cui ha deciso di fare impresa, di fronte al futuro, non avesse accettato la sfida adesso questa realtà non esisterebbe. Non ci sarebbero questa rete di aziende e questi posti di lavoro.

Per questo sono convinta che per conquistare un futuro solido non serva alimentare paure, ma sostenere la ricerca, la formazione e contrastare con ogni mezzo la concorrenza sleale. Coloro che affermano il contrario sono spacciatori di paure perché lucrano sui timori delle persone, tagliano le gambe al nostro Paese. Piuttosto dobbiamo battere coloro che non rispettano le regole e tagliano i costi di produzione non rispettando le norme anti-inquinamento e i diritti dei lavoratori. Solo così avremo un modello di sviluppo sostenibile, dal punto di vista ambientale, sociale ed economico in grado di migliorare la qualità della vita tutti.

Diciamo no al protezionismo ma sì al sostegno e alla tutela del nostro modello e della qualità del nostro saper fare. Sì a politiche industriali e di crescita sostenibile che valorizzino il modello del Made in Italy e le nostre tante eccellenze, e che continuino a puntare sulle competenze come fattore di sviluppo, come si è iniziato a fare con Industria 4.0.

Dobbiamo continuare a investire perché il sapere sia al centro delle scelte di sviluppo: per qualificare il lavoro, per rafforzare la nostra competitività, per coniugare crescita e sostenibilità. E dobbiamo puntare sull’educazione e il consumo consapevole: al MIUR ci stiamo investendo, è strumento fondamentale per difendere qualità e Made in Italy e contrastare falsi e illegalità. Dobbiamo sensibilizzare i consumatori, rendere tracciabile ogni parte della filiera, garantire a tutti le informazioni necessarie per compiere scelte consapevoli. I cittadini sanno giudicare. Dobbiamo però metterli in condizione di scegliere.

Per tutte queste ragioni è fondamentale stare ai tavoli internazionali ed europei con un Governo credibile che solo il Centrosinistra può offrire al Paese, forte dell’esperienza di questi anni dove è stato intrapreso un percorso di investimenti su un sistema di sviluppo, di innovazione e rinnovamento. E per proseguire questa strada non abbiamo bisogno né di populisti né di stregoni ma di concretezza e capacità.