Oggi fra Poggibonsi e Colle di Val d’Elsa, dalla parte dei diritti e del futuro

Solo investendo sulla qualità della formazione e del sapere, sulla ricerca e sull’innovazione, sui diritti e sui salari saremo in grado di costruire un futuro alle nostre figlie e ai nostri figli.

L’ho ribadito oggi a Poggibonsi e a Colle di Val d’Elsa dove ho incontrato cittadine e cittadini, imprese e realtà importanti del territorio.

È così che faccio la mia campagna elettorale: fra le persone vere, in carne e ossa, perché la politica deve avere la forza e la voglia di ascoltare, di confrontarsi con i problemi di tutti i giorni e impegnarsi a risolverli. Forse sono della vecchia scuola ma i miei 34 anni di sindacato nella Cgil mi hanno insegnato che l’unico modo per trovare soluzioni alle criticità è conoscerle e l’unico modo di conoscerle e confrontarsi con le persone che le vivono.

E i nodi da sciogliere esistono anche in queste realtà che pure sono aree in cui la coscienza civica, la solidarietà e lo spirito imprenditoriale hanno fatto tanto e bene. Sia le persone al mercato, sia gli artigiani e i commercianti, sia le insegnanti che gli operai della FMV, ad esempio, hanno riconosciuto che il Governo in questi anni ha fatto molto. Del resto i numeri sono numeri: avevamo un Pil a meno 1,7% e oggi è a più 1,5%, la disoccupazione era al 13% e oggi siamo all’11%, quella giovanile era al 44% e oggi è al 32%. E sulla scuola possiamo citare gli oltre 100mila insegnanti precari che finalmente sono stati assunti o i 10 miliardi per l’edilizia scolastica, o i 3,5 miliardi in più per l’istruzione mentre prima sulla scuola si interveniva solo tagliando.

Lo stesso discorso vale per i diritti: non solo le unioni civili ma ad esempio prima la maternità per le partite Iva e le ricercatrici non c’era, oggi c’è; prima c’erano le dimissioni in bianco oggi non ci sono più; prima non c’erano norme contro il caporalato oggi ci sono. Il passo in avanti insomma c’è stato, ora però si tratta di non fermarsi e di non tornare indietro e di questo mi pare che in tanti siano consapevoli.

La direzione di marcia deve essere una: più sapere, più diritti e più lavoro.

Gli imprenditori seri sanno cha a loro una concorrenza basata sulla riduzione dei diritti e del salario dei lavoratori porta solo danni. Perché così riducono il potere d’acquisto delle famiglie e quindi i primi a pagarne le conseguenze saranno proprio artigiani e commercianti, cioè quelle piccole e medie imprese che sono da sempre la spina dorsale del sistema produttivo italiano.

Posso andare a fare frigoriferi in Slovacchia perché là mi consentono di pagare meno i lavoratori, non rispettare le norme ambientali e i diritti ma poi quei frigoriferi a chi li vendo se in Italia i lavoratori li ho mandati a casa? E come possiamo pensare che un ragazzo che guadagna 2-3 euro l’ora per consegnare pizze o rispondere in un call-center possa pensare di costruirsi un futuro, mettere su casa e famiglia?

La strada è solo quella della qualità: qualità del lavoro, con un salario minimo orario, per chi non è coperto dal contratto nazionale, di 9-10 euro e incentivi strutturali a chi assume a tempo indeterminato perché il lavoro stabile vale di più e quindi deve costare di meno. Qualità del prodotto e della produzione innovando il made in Italy e rilanciando gli investimenti come fatto con Impresa 4.0. Qualità della formazione con un legame sempre più virtuoso fra mondo della scuola e mondo del lavoro.