Ritrovare aderenza tra risposte e domande delle persone

Condivido con voi la mia riflessione pubblicata oggi su Democratica.

Il risultato elettorale ci mette di fronte alla necessità, urgente (ma non sbrigativa) e prioritaria (ma non immobilizzante), di una riflessione profonda. Una cosa è evidente: non siamo riusciti a dare risposte adeguate alle domande sociali espresse dal corpo elettorale. E se rinunciamo a capire, se sbagliamo l’analisi del perché abbiamo perso, continueremo a sbagliare anche le risposte.

Abbiamo governato 5 anni, seppur con maggioranze sempre spurie, e sebbene siamo riusciti a rimettere in piedi un Paese che era sull’orlo del fallimento, a riportare gli indicatori macroeconomici in positivo con uno sforzo notevole, non siamo riusciti ad ottenere risultati in grado di dare risposte alle esigenze di una parte importante di cittadine e cittadini. Sono orgogliosa di tante cose fatte, di aver ridato solidità al Paese, di avergli dato norme di civiltà sul tema dei diritti civili, di aver ritrovato una collocazione autorevole in Europa, ma evidentemente non è bastato, e dobbiamo capire perché.Come ha sottolineato Martina, la lunga scia della crisi ha fatto sì che, malgrado i nostri sforzi, la domanda di protezione di fronte alle sfide della globalizzazione non abbia trovato in noi risposte efficaci.

Non siamo riusciti ad incidere come avremmo dovuto sulla precarietà, sulla povertà, sulle disuguaglianze. E questo ha lasciato spazio a paure e ansie rispetto al futuro, che hanno condizionato attitudini sociali e comportamenti elettorali.È da qui che dobbiamo ripartire: da un’analisi profonda dello scarto prodotto tra i risultati da noi ottenuti e le domande cui in questi anni non abbiamo saputo dare risposte. Per ritrovare aderenza tra le nostre risposte e le domande delle persone, aprendoci ai contributi del mondo intellettuale, innovando e senza rifugiarci nella retorica o nel passato, ricostruendo con pazienza una coerenza tra i nostri valori profondi e le domande di cambiamento, di protezione, di lavoro, di reddito, di uguaglianza, di rappresentanza. Domande collegate ai dati reali e alle scelte razionali delle persone, ma anche alle percezioni e alle emozioni.

Per farlo non dobbiamo guardarci dentro, se non quanto serve a rendere più lucida la lente per rivolgerci all’esterno. Per riprendere un dialogo reale con il Paese, ascoltare, innovare pratiche e linguaggi, strumenti e organizzazione, rendere il PD davvero una piattaforma di partecipazione adeguata alla complessità della società contemporanea, rilanciare le nostre proposte all’interno di una cornice valoriale e simbolica, una visione che renda chiaro e condivisibile il futuro che abbiamo in mente per l’Italia e per l’Europa.

Il mondo è cambiato e cambia più velocemente che mai. Non possiamo allora mai adagiarci, dobbiamo cambiare, anche noi. È una condizione che ci accomuna a tutte le esperienze di sinistra riformista del mondo. Le destre ed i populisti hanno trovato risposte rozze e immediate alle ansie dei cittadini, risposte superficiali e rischiose, al punto di mettere in discussione l’Europa, che invece rappresenta l’unica dimensione in grado di darci gli strumenti per governare la complessità e ricostruire, per la sinistra, un orizzonte programmatico e politico capace di cambiare il paradigma e riaffermare i nostri valori.

Dobbiamo sapere però che i valori non basta enunciarli. Serve che diventino visione politica e programmi di azione. Che interagiscano con la realtà, la vita, le persone. L’Articolo 3 della Costituzione e l’Agenda 2030 dell’Onu possono essere due chiavi di lettura centrali per ricostruire una prospettiva: sono infatti espressioni valoriali che immediatamente hanno conseguenze pragmatiche, che implicano azione. Quello che oggi ci serve è mettere al centro del nostro agire lo sviluppo sostenibile, inteso come uno sviluppo che tenga assieme economia, uguaglianza, benessere delle persone, sostenibilità ambientale. L’analisi seria e rigorosa della sconfitta deve allora servirci a ritrovare la nostra utilità storica e politica, a rendere a tutte e tutti facile rispondere alla domanda: cosa è la sinistra oggi?

Una domanda cui alcuni giovani incontrati in un pub durante la mia campagna elettorale non hanno saputo rispondere.Ecco, dovremmo partire da loro. Se riusciremo a convincere quelle ragazze e quei ragazzi che la risposte alle loro aspettative, alle loro preoccupazioni sul futuro, al loro disorientamento in una modernità complessa, siamo noi, con i nostri valori e le nostre proposte, avremo ricostruito un senso ed un futuro per il Pd, per l’Italia, per l’Europa.