Parità di genere nelle Università e negli Enti di ricerca
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Bilanciare la presenza di ricercatrici e ricercatori nella ricerca finanziata dal MIUR, mirare al bilanciamento di genere nella composizione dei panel incaricati della selezione dei progetti di ricerca da finanziare e formare i loro componenti sulle problematiche specifiche della valutazione di genere; dotare le università del bilancio di genere per monitorare i loro progressi verso gli obiettivi di parità; inserire, tra i parametri di valutazione degli atenei, la presenza di strutture di ricerca e di iniziative didattiche e formative sui temi di genere e introdurre a tutti i livelli regolamentari e statutari specifiche misure volte al riequilibrio delle componenti maschili e femminili in organismi, commissioni, comitati.

Sono alcune delle dieci raccomandazioni finali del documento “Indicazioni per azioni positive del MIUR sui temi di genere nell’Università e nella Ricerca”, elaborato dal Gruppo di lavoro “Genere e Ricerca” e presentato questa mattina al MIUR.

Il documento parte dalla considerazione dell’esistenza di una discriminazione femminile nel mondo professionale e del lavoro che può essere di tipo orizzontale (la distribuzione delle donne e degli uomini all’interno delle varie discipline), verticale (la distribuzione rispetto alla gerarchia dei ruoli) e territoriale, perché la presenza femminile in determinati ambiti lavorativi o una maggiore presenza di donne in ruoli apicali varia anche rispetto alla nazione o alla regione.

A fronte di questa situazione il documento “Indicazioni per azioni positive del MIUR sui temi di genere nell’Università e nella Ricerca” mette chiaramente in evidenza come essa dipenda dalla persistenza di varie forme di discriminazione, ma anche da fattori esterni alle istituzioni di ricerca, come la difficile conciliazione vita/lavoro e sottolinea come la diseguaglianza determini una perdita di talenti, di saperi, di valore nella ricerca e nell’insegnamento universitario. Per superare questa situazione e raggiungere dunque l’obiettivo della parità di genere, occorre agire contemporaneamente sia sulla presenza di entrambi di sessi nei gruppi di ricerca e nei vari livelli decisionali, sia sulla presenza della dimensione dei genere dei contenuti della ricerca. La parità di genere è un diritto fondamentale, un principio sancito dalla nostra Costituzione, un obiettivo centrale dell’Agenda 2030 e una condizione necessaria per il conseguimento degli obiettivi UE in materia di crescita, occupazione e coesione sociale. Per raggiungerla nell’ambito dell’università e della ricerca è indispensabile intervenire su almeno due livelli. Il primo è il superamento degli stereotipi di genere nell’istruzione, nella formazione e nella cultura, che inducono donne e uomini a seguire percorsi educativi e formativi diversi, spesso portando le donne a posti di lavoro meno valutati e remunerati. Il secondo livello riguarda la necessità di promuovere le carriere delle donne nel mondo accademico e della ricerca, forti anche della consapevolezza che la partecipazione femminile in ambiti dove le donne sono attualmente sottorappresentate, come quelli scientifici e tecnologici, può contribuire ad aumentare l’innovazione, la qualità e la competitività della ricerca scientifica e industriale. Il documento rappresenta uno sforzo importante in questa direzione, che amplia e integra quello rivolto al mondo della scuola nel perseguimento della parità tra donne e uomini.

La valorizzazione delle competenze femminili è una questione che interessa l’intero sistema paese e il suo tessuto produttivo che deve potersi avvantaggiare dell’avanzamento della conoscenza, dell’arricchimento intellettuale, del guadagno economico-culturale che ci attendiamo dal perseguimento della parità in tutti gli ambiti.

[Qui il testo completo sul sito del MIUR]