Newsletter – 9 agosto 2018

Carissime e carissimi,

Il Senato chiude per la pausa estiva. I primi mesi della legislatura sono stati pieni di annunci roboanti, la rivoluzione e il cambiamento per ora sembrano però limitarsi ad un po’ di nomine, al consueto spoil system nei Ministeri, ed a un grande attivismo sui social network dei due Vice Premier.

Il reddito di cittadinanza, la flat tax, l’abolizione delle accise sulla benzina, la cancellazione della Buona Scuola e del Jobs Act, gli asili gratuiti, il cambiamento dell’Europa, e le tante promesse elettorali, restano tali.

Le novità più importanti sono l’approvazione del milleproroghe e il cosiddetto Decreto Dignità.

Un po’ poco per chi prometteva il cambiamento, la rivoluzione.

Menomale direi, vista la qualità delle novità, come leggerete sotto.

Nel frattempo però ogni giorno assistiamo ad episodi di intolleranza, di violenza, di razzismo senza che nessuno se ne curi. Il Ministro degli Interni continua a far finta che i problemi degli italiani siano gli sbarchi  (che proseguono il trend di calo iniziato col ministro Minniti), mentre  i problemi del Paese restano tali, il quadro economico peggiora sensibilmente, tornano a calare il PIL e la fiducia degli investitori stranieri, e ci sono i primi numeri negativi anche per il mercato del lavoro.

Adesso il Senato chiuderà, io invece continuerò a girare l’Italia, a incontrare cittadini, amministratori, associazioni, e ad ascoltare, ovunque, chi ha fiducia e voglia di costruire un Paese diverso. Proverò poi a portare nella discussione del PD le voci e le storie che ascolterò, perché ci serviranno senz’altro per costruire un partito all’altezza della sfida che abbiamo davanti.

 

Vaccini: M5S e Lega smettano di fare propaganda sulla pelle dei bambini. 

Lunedì 6 agosto il Senato ha approvato il cosiddetto milleproroghe, in cui, tra le altre cose, si è deciso di rinviare l’entrata in vigore dell’obbligo vaccinale di un anno. Un errore gravissimo, che rischia di far pagare ai bambini l’ipocrisia di una maggioranza che preferisce rincorrere le bugie e i complotti piuttosto che garantire salute e sicurezza dei più piccoli.

Insieme a molti altri colleghi del gruppo partito democratico, siamo intervenuti per denunciare la scelta di Lega e 5Stelle: nel 2018 non si può credere agli stregoni piuttosto che alla medicina e alla scienza, si tratta di un rischio che le famiglie italiane non possono permettersi. In quel frangente, la frattura nel Movimento 5 Stelle e le dichiarazioni della ministra della Salute hanno mostrato quanto, anche nelle loro fila, ci sia la consapevolezza dell’errore commesso.

L’emendamento al mille proroghe e la circolare sull’autocertificazione per le vaccinazioni, infatti, rischiano di indebolire il lavoro importante svolto in questi anni per l’estensione delle vaccinazioni. La scelta di assecondare le follie antiscientifiche si mostra quindi per quello che è: una mossa per raccogliere voti. Una vergogna perché lo si fa sulla pelle delle bambine e dei bambini, specie di quelli più deboli che rischiano così di non poter frequentare le scuole.

 

Altro che Dignità, chiamiamolo “Decreto di Maio”.

Dopo una vita passata nel sindacato a difendere i diritti dei lavoratori posso affermare con certezza che la loro dignità è stata, da sempre, una priorità del mio agire. E’ anche per questo che non tollero che si faccia propaganda sguaiata su temi tanto delicati.

Chiamiamolo decreto Di Maio, parchè quel testo risponde più alla ricerca di visibilità del Vice Presidente del Consiglio che alla volontà di dare dignità ai lavoratori.

È, infatti, un decreto figlio della necessità di un pezzo della maggioranza, i 5 Stelle,  di farsi notare, dato che Salvini sembra averli eclissati. Così hanno cercato di inventarsi un provvedimento per fare la rivoluzione, rischiando solo di fare un grande danno al Paese.

Chi non vuole la dignità dei lavoratori? Avremmo potuto essere contrari? No.

Domandatevi se alla fine di questo provvedimento il potere contrattuale dei lavoratori e dei precari esce più rafforzato. Non è così. Ne esce più debole la persona, il lavoratore, il precario, chi rischia di perdere il lavoro, ma ne esce più debole anche l’imprenditore che preferirà non assumere in alcuni casi.

Anzitutto si tratta di un decreto, e quindi  di uno strumento da utilizzare per motivi di straordinaria necessità ed urgenza, che però posticipa l’entrata in vigore della novità più importante, a detta del Ministro del lavoro, e cioè quella sul termine, al 31 ottobre 2018. Bizzarro.

Sui contratti a termine, poi, oltre ad intervenire sulla loro durata, da 36 a 24 mesi si è intervenuto anche sulla reintroduzione delle causali.  Si tratta di causali molto generiche che non aiutano a comprendere quali siano i limiti, i termini e il perimetro entro cui l’imprenditore e il lavoratore possono concludere un contratto a termine. Sono causali che, tra l’altro, vengono estese a tipologie contrattuali, penso alla somministrazione, che è di per sé, per sua natura, “acausale”, e che rischia – quello sì – di creare disoccupati. È stato poi aumentato il costo dei contratti a termine: lo 0,5 per cento in più. Senza intervenire per abbassare contestualmente il costo di quello a tempo indeterminato, come invece proposto dal PD. Infine il decreto, in linea col Jobs Act, rilancia il dimezzamento dei contributo previdenziali per gli assunti sotto i 35 anni, estendendo quindi dai 30 precedenti.

Dando un giudizio complessivo il decreto comporta un aggravio burocratico, economico e procedurale che non porterà niente di buono per i lavoratori e per le imprese, e che lascerà sul campo più problemi e più disoccupazione.

 

Basta con l’odio: combattiamolo insieme.

Il 1° agosto, poi, nella sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica, la collega del Pd, Paola Boldrini ha presentato un disegno di legge in materia di contrasto dell’istigazione all’odio e alla discriminazione. L’iniziativa ha l’obiettivo di contrastare e sanzionare l’hate speech in tutte le sue manifestazioni, nonché di mettere in atto azioni a carattere educativo e formativo al fine di prevenirlo.

Di fronte al degenerare del dibattito pubblico ed alla violenza verbale e non solo che sta dilagando nella società, dobbiamo attuare una lotta senza quartiere all’istigazione all’odio e alla discriminazione di genere, di razza, di religione, di orientamento sessuale sulla rete e in particolare sui social media.

La nostra proposta è finalizzata a sanzionare e reprimere l’hate speech in tutte le sue manifestazioni, cioè il discorso di odio rivolto contro chiunque sia portatore di una ‘diversità’, che attraverso internet diventa pervasivo. Crediamo che sia giunto il momento di mettere un argine, intervenendo attraverso il codice penale, ma anche con l’educazione, convinti che sia necessario anche promuovere la cultura del rispetto a partire dalle nostre scuole, un impegno che avevo portato avanti con forza anche al MIUR.

 

Legge Mancino: Fontana non sa di cosa parla, va estesa non abrogata. 

Il Ministro Fontana ci sorprende ormai settimanalmente con dichiarazioni fuori spesso ai limiti del grottesco, l’ultima in ordine di tempo è la richiesta di abrogare la legge Mancino, una norma che sanziona e condanna gesti, atti e slogan che incitano alla violenza ed alla discriminazione razziale, etnica, religiosa e nazionalista, punendo inoltre l’uso di simboli legati ai movimenti nazifascisti.

Una provocazione la sua, che si inserisce in un insieme di ammiccamenti e dichiarazioni che da mesi i leghisti stanno promuovendo per sminuire i reati e le violenze ai danni di migranti e minoranze, e per strizzare l’occhio alle frange della destra estrema italiana.

E’ una vergogna che questo avvenga da parte di ministri della Repubblica, non dobbiamo abbassare la guardia, non dobbiamo permettere che odio, violenza e discriminazioni trovino giustificazioni o vengano sottovalutate. Terremo gli occhi aperti, dobbiamo farlo tutti.

Per quello che riguarda la legge Mancino, credo invece che vada rafforzata, prevedendo tutele specifiche anche per l’omo-transfobia.

 

Decreto “Di Maio”: un danno alla scuola

Nella scuola, il decreto dignità darà luogo ad una serie infinita di contenziosi con un danno per lo Stato di centinaia di milioni di euro. Ogni dipendente, docente o ATA, che sarà destinatario di un contratto a tempo determinato oltre il 36mo mese potrà infatti intentare una causa contro lo Stato per ottenere il risarcimento dei danni.

Lo Stato perderà, per costante e consolidata giurisprudenza. E per ciascuna lavoratrice o lavoratore in questa condizione, lo Stato pagherà una somma non inferiore a 2,5 mensilità. Si tratta di centinaia di milioni di euro all’anno.

Alla Camera, infatti è stato eliminato il termine massimo complessivo di durata previsto per i contratti a tempo determinato del personale della scuola, per la copertura di posti vacanti e disponibili. Questo crea di nuovo una discriminazione nei confronti del personale della scuola, sulla quale in passato l’Italia aveva già subito una procedura di infrazione.

Altro che dignità, questo decreto non sarà efficace contro la precarietà, e anche nella scuola produrrà solo caos e contenziosi. Continua la propaganda del governo. Ma di dignitoso per le lavoratrici questo decreto ha solo il titolo, inventato ad arte, cui non corrispondono contenuti.

 

Consigli di lettura: il reportage di Elena Cattaneo su Repubblica

Elena Cattaneo, senatrice a vita e scienziata tra le massime esperte al mondo di corea di Huntington, insieme a Charles Sabine, ex inviato di guerra della Nbc News, portatore della patologia e portavoce dei malati, ha pubblicato su La Repubblica un bellissimo e interessantissimo reportage che spiega bene come una malattia possa diventare fonte di discriminazione.

Da quando, da oltre vent’anni, all’Università Statale di Milano si studia questa patologia, la responsabilità a cui la collega si sente ogni giorno chiamata è aprire le porte del laboratorio milanese e raccontare la storia della malattia. Sono insieme a lei, per dire mai più all’emarginazione e all’ingiustizia di un accesso all’assistenza e alle cure limitato solo a una parte del mondo.

 

DAL SENATO: 

In Commissione Politiche dell’Unione europea:

 BREXIT – Martedì 31 luglio, le Commissioni riunite Esteri e Politiche Ue, hanno svolto in Ufficio di Presidenza l’audizione dell’Ambasciatore del Regno Unito in Italia, Jill Morris, in relazione alla Brexit.

AUTORITA’ UE PER IL LAVORO – Per quanto invece concerne il parere sulla proposta di regolamento COM(2018) 131 relativo all’Autorità UE per il lavoro, sono intervenuta per esprimere la mia contrarietà su due punti relativi all’evocazione dell’intenzione di introdurre in Italia il reddito di cittadinanza e dell’invito a prestare attenzione anche ai fenomeni di delocalizzazione, in quanto ho ritenuto impropria la loro collocazione all’interno di un parere sulla di istituzione di una Autorità europea per il lavoro e che mira anche alla promozione di forme di armonizzazione delle normative in materia degli Stati membri.

CARTE IDENTITA’ – Il senatore Simone Bossi ha poi dato conto delle modifiche apportate allo schema di parere sulla proposta di regolamento COM(2018) 212 sulla sicurezza delle carte d’identità, in cui sono state recepite le osservazione della collega Senatrice Ginetti, per cui, posto in votazione, lo schema di parere è stato approvato all’unanimità.

 

In Aula, da segnalare:

ATTRIBUZIONI DEI MINISTERI – L’Assemblea di Palazzo Madama, martedì 31 luglio, ha approvato il disegno di legge di conversione del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 86 (A.S. n. 648), con 164 voti favorevoli, 98 contrari e tre astenuti. Il provvedimento reca disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri dei beni e delle attività culturali e del turismo, delle politiche agricole alimentari e forestali e dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, nonché in materia di famiglia e disabilità.

DECRETO DI MAIO – Martedì 7 agosto, con 155 voti favorevoli, 125 contrari e un astenuto, l’Assemblea di Palazzo Madama ha approvato definitivamente il disegno di legge di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87, recante disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese (A.S. 741). Ma altro che dignità, il decreto Di Maio è un decreto contro le lavoratrici e i lavoratori, con una serie di misure spot ad uso e consumo della comunicazione. Noi lo abbiamo chiamato “decreto disoccupazione” perché, pur di contraddire in qualche modo il Jobs Act, rende più difficile per le aziende assumere, soprattutto i giovani e soprattutto nel Mezzogiorno. I posti di lavoro a tempo indeterminato non si creano ingessando i contratti, ma con incentivi e politiche del lavoro, industriali ed economiche, delle quali non c’è l’ombra. Nella scuola, poi, il decreto darà luogo ad una serie infinita di contenziosi con un danno per lo Stato di centinaia di milioni di euro. Continua la propaganda del governo. Ma di dignitoso per le lavoratrici questo decreto ha solo il titolo, inventato ad arte, cui non corrispondono contenuti.

MILLEPROROGHE – Lunedì 6 agosto, poi, il Senato ha approvato il disegno di legge n. 717, di conversione in legge del decreto-legge 25 luglio 2018, n. 91, recante proroga termini previsti da disposizioni legislative. Oltre alla già citata disposizione sui vaccini, Il Governo giallo-verde, con questo decreto, decide di prorogare al 31 marzo del prossimo anno l’efficacia del decreto legge sulle intercettazioni dell’ex ministro della Giustizia, Andrea Orlando, avrà effetto a partire dal 31 marzo 2019; sul bonus cultura – una delle misure più significative – conferma per l’intero 2018 quanto previsto dal precedente Governo per i 18enni, uno dei provvedimenti simbolo dell’esecutivo guidato da Matteo Renzi; sposta al primo luglio 2020 la transizione verso il mercato libero di gas ed energia viene spostata al primo luglio 2020; proroga al  31 dicembre 2018 il termine di adeguamento alle norme anti-incendio per le scuole; accorpa il voto per le elezioni provinciali che si terrà in autunno di modo che tutte le province interessate andranno alle urne il 31 ottobre 2018.