Il dovere di mobilitarsi contro il ddl Pillon

Un attacco violento e sconsiderato ai diritti delle donne e soprattutto dei bambini. Fatico a trovare altri termini per definire il cosiddetto ddl Pillon, il disegno di legge sull’affido condiviso dei figli minorenni con cui il senatore della Lega Simone Pillon, figura di spicco del Family Day, vorrebbe trasformare il diritto di famiglia in Italia in una mostruosità illiberale, ingiusta e retrograda.

La Lega che vota contro il rinnovo del congedo parentale obbligatorio di 4 giorni per i neopapà che scade a dicembre di quest’anno, oggi vorrebbe obbligare madri e padri a dividersi a metà il tempo da passare con i figli. Quanta ipocrisia!

Come si fa a immaginare che i figli siano affidati per la metà del tempo ai padri se ancora non abbiamo superato la rigida divisione dei compiti familiari che vede la donna sobbarcarsi il grosso delle responsabilità domestiche?

LE DRAMMATICHE CONSEGUENZE DEL DDL PILLON

Le conseguenze di un provvedimento del genere risultano devastanti e gravemente lesive del benessere delle persone coinvolte in situazioni già di per sé complesse e spesso dolorose come sono le separazioni.

A dirlo non siamo solo noi del Partito Democratico ma un ampio fronte composto da associazioni, pedagogisti, giuristi, avvocati, sociologi che ha cuore l’interesse superiore del minore. Interesse superiore che oggi viene minacciato da questo ddl. Pensiamo al fatto che l’abitazione smette di essere un diritto alla stabilità per i figli costretti a vagare tra case di madri, padri e parenti vari.

Misure che certamente non possono diminuire, e anzi aumenteranno, il conflitto tra genitori separati. Come definire se non “miope” e fuori dalla realtà un provvedimento che toglie il mantenimento ai figli una volta raggiunti i 25 anni senza considerare tempi universitari e difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro? Che pregiudica la loro stabilità affettiva e materiale e si accanisce contro le madri?

Al Sud il 45% delle donne non lavora e si vuole togliere il mantenimento anche a loro. Così quelle che hanno scelto o dovuto rinunciare al lavoro per occuparsi dei bambini rinunceranno a separarsi perché non potrebbero mantenerli da sole.

Si impone una mediazione (ma come fa una mediazione a essere obbligatoria?) anche nei casi di violenza in famiglia contribuendo così al protrarsi di situazioni di pericolo per le donne.

Si impone a chi ottiene l’assegnazione della casa coniugale, quindi generalmente la donna, di pagare un canone d’affitto.

E si nega al genitore economicamente più debole, ancora la donna nella maggior parte dei casi, che non ha possibilità di ospitare il figlio in degli spazi adeguati, il diritto di tenerli con sé per lo stesso tempo dell’altro genitore.

IL DOVERE DI DIRE NO

Il ddl Fillon spaccia un provvedimento sessiste, classista, profondamente ingiusto per una misura paritaria. Ma si tratta dell’esatto opposto: un ritorno al passato che addirittura aumenta le discriminazioni e contro la quale non potremo che opporci con tutte le nostre forze, con tutta la determinazione possibile nel tutelare libertà, benessere e diritti di tutti i soggetti coinvolti: madri, padri e figli.

Anche per questo il 30 settembre, insieme a cittadini, forze politiche, associazioni, saremo a Piazza del Popolo, a Roma, per contrastare questo ddl e sconfiggere nel Paese e in Parlamento questa pericolosa deriva antidemocratica, antiliberale, anticostistuzionale.