Leggi razziali: la vergogna del sindaco di Trieste che nega la Storia
La locandina della mostra "Razzismo in cattedra" organizzata dai ragazzi del Liceo Petrarca.

E’ gravissimo che il Comune di Trieste neghi a studenti di liceo l’uso della sala comunale per un incontro sulle leggi razziali proclamate da Mussolini il 18 settembre del 1938 proprio in questa città. Dopo i saluti romani in diretta tv e la partecipazione ai raduni fascisti, il sindaco Dipiazza fa saltare la mostra “Razzismo in cattedra” organizzata dal liceo Petrarca in collaborazione con l’Università, il Museo della Comunità ebraica e l’Archivio di Stato. Secondo Dipiazza la locandina della mostra con l’immagine di tre ragazzi sorridenti e la prima pagina de “Il Piccolo” che annunciava allora la cacciata dalle scuole di studenti e insegnanti ebrei sarebbe “esagerata”. Si vergogni! Quella non è una semplice locandina, quella è una pagina di Storia, tra le più buie e drammatiche che il nostro Paese abbia mai vissuto. E non basterà certo lo scellerato tentativo di rimozione messo in atto da qualche nostalgico come Dipiazza a cancellarla. Perché questo è stato, perché questa è la Storia. Una storia che resta incisa nella memoria collettiva e nella carne viva degli ultimi sopravvissuti alla tragedia della Shoah, dei loro familiari e di quelli che non sono mai tornati dai campi di sterminio che, proprio dopo le leggi razziali, sono diventate le tombe di tanti nostri connazionali. E’ inaccettabile che chi in Italia ricopre incarichi istituzionali neghi o censuri la Storia. Chi rappresenta lo Stato nelle sue varie articolazioni ha il dovere civico e morale di sostenere quelle iniziative mirate a trasmettere soprattutto alle nuove generazioni il ricordo dell’orrore e a far vivere nel presente quei valori che, attraverso il sacrifico di tanti, sconfissero quell’orrore e su cui si fonda la nostra Democrazia.