Diritto all’istruzione: perché è necessario continuare a investire
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Combattere la povertà educativa resta la priorità nazionale perché quella del sapere è l’infrastruttura immateriale più importante del Paese e della nostra democrazia. Combattere questo fenomeno significa combattere anche tutte le altre povertà. Abbandono e dispersione scolastica sono all’origine delle disuguaglianze che impediscono lo sviluppo del singolo, rallentano quello dell’intero sistema Paese e compromettono coesione territoriale e sociale. Ecco perché i dati sulla dispersione, benché in calo rispetto a dieci anni fa, restano un assordante campanello d’allarme. Non agire per garantire a tutte e tutti pari opportunità formative significa rinunciare a rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, compito che la Costituzione assegna alla Repubblica e quindi alle istituzioni.

Con la cabina di regia che istituimmo nel 2017 presso il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca ci ponemmo allora un duplice obbiettivo: da una parte offrire una fotografia chiara del fenomeno, dall’altra trovare soluzioni di lungo termine a un problema che non è semplicemente uno dei problemi della scuola italiana, è “il” problema della scuola e del Paese perché ne inficia lo sviluppo non solo culturale ma anche sociale ed economico. Soluzioni orientate al bene delle nuove generazioni e del nostro Paese. Soluzioni condivisibili, al di là di appartenenze politiche e scadenze elettorali, e condivise con gli enti locali, le parti sociali e tutti i soggetti interessati: insegnanti, dirigenti scolastici, studenti, famiglie.

A distanza di nove mesi dalla presentazione del documento finale prodotto da quella Cabina di regia, restano validi sia gli obbiettivi (l’abbattimento dei tassi di abbandono al di sotto del 10% come indicato dall’Europa 2020 e l’accrescimento del livello delle conoscenze e competenze di base e di cittadinanza) che le strategie e gli strumenti per centrarli. In particolare: l’individuazione di aree di educazione prioritaria su cui concentrare gli interventi (a partire dal rafforzamento del passaggio fra scuola primaria e secondaria); l’allocazione di risorse sulla base dei risultati di apprendimento e dei tassi di dispersione; l’estensione dei servizi per la prima infanzia; il rafforzamento delle reti territoriali per la valorizzazione delle buone pratiche; l’attivazione di interventi per fare in modo che città e quartieri entrino sempre più in relazione con le comunità educanti. Ma anche specifiche modalità nella composizione delle classi, il rafforzamento della didattica in laboratorio, del tempo pieno, delle attività che vanno oltre l’orario scolastico, la formazione dei docenti e l’innovazione digitale.

A questo proposito mi preme ricordare gli investimenti che, durante la XVII legislatura, i governi a guida Pd hanno fatto sulla scuola e sul contrasto all’abbandono e alla povertà educativa a partire dagli 840 milioni di euro di fondi PON per una scuola più aperta, inclusiva, innovativa nel quadro degli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Abbiamo destinato oltre 9 miliardi all’edilizia scolastica e oltre 1 miliardo all’innovazione digitale. Abbiamo investito sull’Alternanza Scuola e rafforzato i servizi per l’infanzia grazie alla creazione, per la prima volta, di un sistema nazionale integrato da 0 a 6 anni. Abbiamo previsto che l’erogazione dell’assegno d’inclusione fosse vincolata alla effettiva frequenza scolastica di ragazze e ragazzi.

Abbiamo concretamente messo al centro delle scelte politiche per il Paese la filiera del sapere nell’ottica del rispetto del diritto all’istruzione quale diritto fondamentale soggettivo. E non nego di essere preoccupata di fronte al rischio che il percorso avviato possa interrompersi. Una preoccupazione motivata dall’assenza nel cosiddetto “Contratto di governo” di qualsiasi riferimento al problema della dispersione scolastica, giustificata dal rinvio al 2019 dell’entrata in vigore delle disposizioni su test Invalsi e alternanza scuola-lavoro e accresciuta dalle indiscrezioni trapelate sul Documento di economia e finanza che non conterrebbe alcun investimento non solo per il contrasto al fenomeno dell’abbandono ma nemmeno per scuola, università e ricerca in generale. Una scelta miope, irresponsabile, lesiva del diritto all’istruzione e alla formazione delle nostre ragazzi e ragazzi e che compromette la possibilità di sviluppo e crescita di tutto il Paese.