Femminicidio e violenza di genere: la mia dichiarazione di voto sull’istituzione della commissione di inchiesta

Signor Presidente,

intanto voglio sottolineare – come ha sostenuto anche la relatrice del documento – che, istituendo di nuovo questa Commissione d’inchiesta, stiamo proseguendo un’attività già avviata nella scorsa legislatura. Peccato solo non aver pensato a una commissione bicamerale, dovremo farlo in futuro. Perché è importante l’istituzione della Commissione anche in questa legislatura? Anzitutto, è importante per le ragioni di contenuto su cui già molti colleghi si sono cimentati e soffermati e su cui tornerò anche io.

Tuttavia – mi permetta, signor Presidente – c’è anche un punto importante di metodo. Infatti, chi ha letto attentamente e compreso la Convenzione di Istanbul e la legge 27 giugno 2013, n. 77, che l’ha recepita, sa – è stato detto nell’intervento precedente e anche in altri – che la loro attuazione presuppone una capacità di modificazione di un insieme di comportamenti che vanno monitorati, modificati e attuati. Si tratta, cioè, di un terreno che capovolge consuetudini, abitudini culturali e qualità sbagliata di relazioni tra uomini e donne. Per questo motivo, l’istituzione della Commissione anche in questa legislatura assume un significato estremamente importante. Occorre seguire l’attuazione di tale legge, e non solo perché ci dobbiamo dotare anche dei numeri – le statistiche sono importanti – ma anche perché è importante monitorare concettualmente i cambiamenti necessari. Questo è quello che mi permetto di dire. Perché abbiamo avuto una perplessità – anche se il Partito Democratico voterà a favore dell’istituzione anche in questa legislatura della Commissione – sul fatto che si è dato un limite alla durata della Commissione (solo di un anno da quando viene costituito l’Ufficio di Presidenza). La lettura del fenomeno e della sua complessità, per superare e contrastare il femminicidio e ogni forma di violenza e discriminazione verso le donne, ha bisogno di un tragitto lungo, perché questo fenomeno non è emergenziale, ma è strutturale e tocca le radici anche antropologiche di come si sono determinati i rapporti di violenza, la sopraffazione e il possesso dentro le società moderne.

Non è un caso che il tema viene affrontato in sede non solo nazionale, ma anche europea e internazionale. Nello stesso tempo, considero assolutamente importante che la Commissione parta dal lavoro fatto dalla Commissione precedente. Dico altre due cose. Ringrazio l’unico collega – maschio – che, almeno a questo momento, è intervenuto. Qui c’è un punto importante. Quest’Assemblea è composta al 70 per cento da uomini. Il tema che riguarda la violenza sulle donne, lo stalking e le discriminazioni – cioè quello che stiamo affrontando con l’attuazione della legge n. 77 – parla agli uomini. Se non sono gli uomini che in prima persona si assumono la responsabilità nei comportamenti individuali, nelle scelte politiche e nelle modalità con cui si relazionano, ovviamente il fenomeno necessiterà di tempi molto più lunghi per essere affrontato. Questo è un elemento di responsabilità. So che nella composizione della Commissione dovremo vedere la presenza di uomini; ogni partito dovrà comporre la propria delegazione sulla base di questo assunto. Diversamente, se, nell’opinione diffusa e anche in quest’Assemblea, il tema continua a essere percepito come riguardante le donne, noi stiamo sbagliando analisi e non ci assumiamo le responsabilità. Per assicurare pienamente il contrasto a tutto questo, punto – ve lo dico – non soltanto sugli elementi che riguardano il sostegno alle vittime, tema su cui c’è molto da lavorare e implementare. Pensate al tanto che abbiamo fatto nella legislatura precedente, ma anche a dove ci siamo fermati. Tuteliamo le vittime di violenza e le mettiamo nelle case protette, ma poi dobbiamo dare loro la possibilità di tornare in dimensioni di sicurezza nella propria vita affettiva e lavorativa. Questo aspetto riguarda il tema del lavoro delle donne, che non è escluso dall’attuazione della Convenzione di Istanbul.

C’è poi un tema straordinariamente importante, quello della prevenzione. Mi esprimo nel modo seguente: abbiamo avviato nella precedente legislatura linee guida sull’educazione al rispetto dell’integrità della persona all’interno del percorso formativo. Ma guardate che l’educazione al rispetto – si diceva all’affettività, che vuol dire rispetto dell’integrità delle persone – è un tema straordinariamente complesso e difficile: significa dire sia alle ragazze che ai ragazzi che nessuna e nessuno è proprietà di un altro; significa dire ai ragazzi che non si ama perché si possiede o perché si impedisce la libertà di un sì o di un no nei rapporti affettivi. Vuol anche dire alle ragazze che devono stare attente ai segnali nei rapporti affettivi quando, magari, scambiano per un atto positivo situazioni di gelosia. Questo significa tante cose anche nell’educazione degli adulti rispetto ai rapporti affettivi in famiglia. Ebbene, c’è una grandissima responsabilità sul terreno della prevenzione. Proprio su questo terreno dobbiamo sapere che la Convenzione di Istanbul parla a più soggetti: parla ai percorsi formativi sin dalla prima infanzia; ai percorsi che riguardano la comunicazione pubblica – se mi posso permettere – sia istituzionale sia dei media. Anche i linguaggi che si usano sono importanti da questo punto di vista per creare un contesto in cui c’è rispetto oppure si prosegue nel far vivere gli stereotipi classici. Pensiamo a quando ci troviamo al bar e sentiamo battute del tipo: «Ma se l’è cercata!». Mi riferisco proprio alle espressioni tipiche che ascoltiamo regolarmente.

C’è, quindi, anche un problema di responsabilità individuale di tutti noi. Arriviamo a una questione di un’importanza fondamentale, ovvero come affronteremo in questa Commissione un concetto delicato. Mi riferisco al fatto che, ogni volta che si discrimina o si fa stalking o si arriva fino al femminicidio, stiamo violando non soltanto, ovviamente, l’integrità – con il femminicidio – di una vita umana. Rispetto a tutti gli atti che lo precedono – come dice la Convenzione di Istanbul, e come dice la nostra legge – stiamo violando un diritto umano e, quando si parla di diritti umani, la responsabilità pubblica, dello Stato e di tutte le sue articolazioni è un punto fondamentale. Veniva ricordato – lo dico anch’io – che siamo stati il primo Parlamento, la prima Nazione a ratificare la Convenzione di Istanbul; nessuno, però, dice più che, da agosto 2015, 10 Paesi in Europa hanno ratificato la stessa Convenzione. Questo ha fatto scattare un obbligo, dal punto di vista dello Stato, rispetto a tutto ciò che interviene discriminando le donne fino al femminicidio. C’è, cioè, una responsabilità diretta delle istituzioni pubbliche – quindi, a partire dallo Stato centrale e da tutte le sue componenti governative – sul contrasto – come dice la legge – di ogni aspetto che esattamente discrimina e fa violenza sulle donne. Colleghi, questo è un punto importante perché, se c’è una responsabilità diretta, dovete anche sapere che può avvenire che, di fronte alla mancata adozione degli elementi di prevenzione, possono essere intentate cause contro lo Stato o le sue articolazioni.

Concludo dicendo che l’istituzione della Commissione di inchiesta – se mi posso permettere – non è un mero proseguimento della Commissione della precedente legislatura; è piuttosto un’assunzione di responsabilità importante. Per questo mi permetto di dire di prenderci almeno un impegno con il voto di oggi: alla fine dell’anno di attività, come prevede il provvedimento, veniamo in Parlamento a relazionare. In base alla relazione che faremo al Parlamento, valuteremo tutte le modifiche, ma anche la necessità di proseguire l’attività. Questo ha un senso ed è una capacità di lettura della complessità del tema. Reputo questo un punto di grande assunzione di responsabilità che tutte – e soprattutto tutti – ci prendiamo oggi in quest’Assemblea.