Mai indifferenza: verso la Giornata della Memoria

Con grande emozione e anche molta commozione mi accingo ad assistere a un evento promosso dall’Unione delle Comunità ebraiche italiane (UCEI) e che si svolgerà questa sera all’Auditorium di Roma. Per la prima volta in assoluto saranno infatti eseguiti i canti composti e intonati dalle donne internate nei campi di sterminio non solo nazisti. Un repertorio, quello di “Libero è il mio canto”, che dimostra come la determinazione a restare umani, sublimando il dolore in musica, ha resistito anche là dove la natura umana ha dato il peggio di sé.

Un’iniziativa che rientra tra le tante in calendario per celebrare la Giornata della Memoria. Un appuntamento che, da quando è stato istituito con la legge 211 del 2000, ho sempre considerato importante per rilanciare e rafforzare il monito a ricordare la Shoah e far vivere nel presente, ogni giorno, il rispetto imprescindibile dei diritti umani.

Da ministra ho molto lavorato affinché tra le nostre studentesse e i nostri studenti fosse diffusa la cultura della memoria e l’educazione al rispetto delle persone, tutte.  Credo fortemente, infatti, che è a scuola, soprattutto, che le nostre ragazze e i nostri ragazzi possono e devono imparare a combattere sopraffazione e violenza, a sfidare le loro paure e quelle della società in cui vivono.

Conoscere la storia è necessario a combattere l’indifferenza e a riconoscere anche nel presente i segnali di odio, discriminazione e sopraffazione rispetto alle diversità.

La tragedia del nazifascismo, lo sterminio degli ebrei, la persecuzione di rom, sinti, caminanti, omosessuali, malati, nasce proprio dal rifiuto di considerare le diversità un valore aggiunto, un’occasione di straordinario arricchimento per tutti, uno strumento che tutela e riconosce tutte e tutti come esseri umani con gli stessi diritti e doveri.

Un rifiuto che è stato all’origine ieri di sofferenze indicibili, di tragedie incommensurabili e che anche oggi ha numerosi alfieri in tutto il mondo compresa purtroppo la nostra Europa dove soffia forte il vento della violenza e dell’odio come dimostra l’assassinio avvenuto nei giorni scorsi del sindaco di Danzica Pawel Adamowicz grande sostenitore delle politiche di accoglienza e libertà.

Alla fine della seconda guerra mondiale, nell’Italia liberata, le nostre Madri e Padri Costituenti intuirono perfettamente il rischio che il seme dell’intolleranza, che aveva già devastato il nostro Paese, avrebbe potuto rigermogliare in ogni tempo. Ecco perché hanno iscritto nell’articolo 3 della Costituzione l’inammissibilità di ogni tipo di discriminazione: di genere, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Di questo rischio ci parla costantemente Liliana Segre, tra le ultime testimoni viventi dell’Olocausto. Dopo lunghi anni di silenzio, Liliana ha scelto di dedicare la sua vita alla trasmissione della memoria in particolare tra i più giovani. Anche pochi giorni fa ha incontrato circa 2mila studenti a Milano per raccontare la sua storia e per parlare di tolleranza, di rispetto, di rifiuto di ogni forma di odio e violenza.

Ma l’impegno a tenere viva la memoria, a trasmettere alle nuove generazioni i valori della tolleranza, del rispetto, della dignità e libertà delle persone è un impegno che chiama in causa tutte e tutti e che va messo in campo quotidianamente e attivamente nelle istituzioni, nella scuola, nella famiglia, nella società per continuare a fare dell’Italia, dell’Europa, del mondo luoghi di convivenza pacifica.