Venezuela: la mozione Pd dalla parte della democrazia

Ieri il gruppo del Pd al Senato ha depositato una mozione sul Venezuela che impegna il governo italiano a fare quello che qualsiasi Paese democratico farebbe: chiedere che si vada a nuove elezioni, riconoscere Juan Guaidò presidente ad interim fino ad esse ai sensi dell’articolo 233 della costituzione venezuelana e condannare le repressioni messe in atto dal regime di Maduro.

Finora il governo ha mantenuto un atteggiamento ambiguo e per questo inaccettabile vista la gravissima crisi istituzionale, sociale, umanitaria e migratoria che vive un Paese dove, peraltro, risiede anche una numerosa comunità di nostri connazionali.

Una mancanza di chiarezza stigmatizzata anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha richiamato il dovere di essere chiari “su una linea condivisa con tutti i nostri alleati e i nostri partner l’Ue”. Senza incertezze ed esitazioni perché la scelta è tra “la volontà popolare e la richiesta di autentica democrazia da un lato e dall’altro la violenza della forza”.

Mentre l’Unione europea si è espressa con un’unica voce per “la tenuta urgente di elezioni presidenziali libere, trasparenti e credibili”, mentre Regno Unito, Spagna, Francia, Austria, Svezia, Germania, Olanda; Lettonia e Lituania hanno già riconosciuto Guaidò quale presidente ad interim, i due vicepremier italiani hanno espresso posizioni contrapposte.

Salvini contro Maduro e Di Maio né con Maduro né con Guadò. Una linea contraddittoria che ha avuto come unico effetto quello di isolare ulteriormente l’Italia a livello internazionale, distante dai suoi storici partners.

Sulla salvaguardia della democrazia, sui diritti civili e umani delle persone, sulla tutela delle garanzie di convivenza pacifica l’Italia non può permettersi di stare a guardare o di mantenere atteggiamenti ponziopilateschi. Il governo prenda posizione, lo faccia subito e si esprima chiaramente.