In ricordo di Teresa Noce: dalla Resistenza alle battaglie per i diritti delle donne

L’occasione della ristampa di “…ma domani farà giorno”, il libro in cui ha raccontato l’esperienza sua e delle altre donne rinchiuse nel campo di concentramento di Ravensbruck, ci permette, partendo dall’esperienza della Resistenza e della lotta di Liberazione, di ricordare tutta la figura di Teresa Noce.

Il libro, attraverso i ricordi e le storie da antifascista e da combattente partigiana di Estella – questo il suo, bellissimo, nome di battaglia -, ci offre una testimonianza viva e significativa di come sia nata la nostra Repubblica, di come l’impegno politico fosse allora un impegno per la libertà e per la vita stessa.

Ed è tutta la vita di Teresa Noce ad essere una vita di battaglie, una vita di impegno, una vita di esempio, di una donna straordinariamente forte.

Nata nel 1900 a Torino, da famiglia povera, era una curiosa e appassionata lettrice: lei stessa ricorda come il maggior lusso in casa fosse la presenza della Gazzetta di Torino e come proprio dalla lettura imparò che ci sono ricchi e poveri, operai e padroni.

Inizia a lavorare come sarta a 12 anni, facendo da giovanissima esperienza diretta del senso di comunità che si genera in fabbrica.

Tutta la sua vita è segnata dall’impegno politico, prima nel partito socialista e poi nel PCI, che contribuì a fondare, e nel sindacato con Di Vittorio, passando attraverso l’antifascismo e la resistenza, la clandestinità in Francia, la partecipazione alla guerra civile spagnola, la prigionia nei campi di concentramento.

Tutto questo da compagna di un dirigente comunista del peso storico di Luigi Longo e da madre, con tutte le difficoltà della resistenza e della lotta partigiana dovendo prendersi cura di figli ancora piccoli.

Eletta alla Costituente, fu componente del Comitato dei Settantacinque che scrisse la Costituzione. Poi deputata, segretaria della Federazione degli operai tessili e Presidente dell’Unione internazionale dei lavoratori dell’abbigliamento.

La fase finale della sua vita, fino alla scomparsa nel 1980, fu caratterizzata dal progressivo allontanamento dalla vita politica attiva, pur senza smettere mai – anche grazie ai suoi scritti – di essere un modello e un esempio per tanti e tante di noi che proprio in quegli anni ci affacciavamo alla politica, all’impegno collettivo per l’uguaglianza e i diritti, al lavoro sindacale a tutela di lavoratrici e lavoratori.

Quando irruppe sulla scena sociale e politica il movimento femminista e si produssero quelle connessioni tra donne differenti per sensibilità, cultura e storia, ma unite negli obiettivi di cambiamento della società, della politica e del modello di sviluppo, personalità come Teresa Noce sono state fonte di insegnamento e ispirazione.

 Questo suo essere “rivoluzionaria professionale” non poteva non entusiasmare chi voleva cambiare le cose, perché conferiva a lei – e un po’ a ciascuna di noi – la forza e il coraggio di battaglie politiche condotte spesso in forte polemica iniziale con prestigiosi dirigenti, e vinte perché sostenute dalle lavoratrici, con l’intreccio e l’impegno comune dalle sindacaliste e dalle parlamentari.

Teresa Noce, insieme alle altre donne della sua generazione, ci ha insegnato a non avere paura. A non aver paura dell’impegno politico, della condivisione, di confrontarsi con gli uomini, di condurre le battaglie che si ritengono giuste, di puntare al risultato pieno.

A non avere paura della forza delle donne e della forza della politica.

E non è un caso che la protagonista di “…ma domani farà giorno”, cito:

“è al centro di questo gruppo di donne pur così profondamente diverse tra di loro: lo è perché essa stessa ha la tempra indomabile della combattente e della dirigente operaia, ma si direbbe lo sia anche perché tutte le altre donne sentono per istinto che il movimento che essa rappresenta è il motore, il centro propulsore della lotta di tutti i popoli, per la libertà e l’indipendenza”.

Sono parole di Nilde Iotti, che recensì il libro su “Noi donne”, poco dopo la sua pubblicazione, nel 1952.

Ho sempre sentito un legame particolare con Teresa Noce, anche senza aver avuto l’occasione di frequentarla direttamente. Un legame che partiva dall’ammirazione, e che andava oltre. Sarà anche la suggestione di essere nate lo stesso giorno, il 29 luglio, ma c’è stato un momento in cui il suo esempio è stato davvero fonte di ispirazione e coraggio.

Quando sono diventata Segretaria nazionale della Filtea, il sindacato dei tessili della Cgil, e poi Presidente del sindacato tessile europeo, ho sentito un’enorme responsabilità, e ho trovato un sostegno tangibile, come se fossero lì accanto a me, le donne che avevano già guidato quel sindacato, da Teresa Noce, che era stata la prima donna segretaria a dirigere un’importante categoria, seguita poi da Lina Fibbi e Nella Marcellino.

Ed è proprio il modo con cui queste tre formidabili donne hanno guidato i tessili che ha costituito per quella categoria la cultura di sindacato riformista, fatto di sindacaliste e sindacalisti che hanno sempre agito per modificare in meglio la realtà delle cose e la vita delle persone, con spirito unitario, dialogo, collaborazione per la crescita e l’innovazione, per l’equità e le pari opportunità tra donne e uomini, cioè il tema dell’uguaglianza nel rispetto e nel riconoscimento delle differenze.

Un sindacato, poi, che ha assunto da sempre come priorità il lavoro delle donne e si è battuto contro lo sfruttamento delle lavoratrici, per i diritti pieni di ogni donna che lavora. 

Non poteva che essere così visto che l’aveva guidato per prima Teresa Noce.

A lei si deve la legge 860 del 1950 di riconoscimento e tutela sociale della maternità (“Tutela fiscia ed economica delle lavoratrici madri), che garantiva il diritto al riposo retribuito per tutte le lavoratrici, obbligatorio e pagato al 100%, e l’istituzione dei nidi d’infanzia e delle sale per l’allattamento nei luoghi di lavoro. E sempre a lei dobbiamo il divieto al licenziamento per maternità.

Noce si occupò poi della riduzione dell’orario di lavoro e delle esigenze delle lavoratrici a domicilio. Fu tra le prime e più convinte a chiedere la parità salariale – riuscendo alla guida della Fiot a farne uno dei punti fondamentali della piattaforma contrattuale.

Nel febbraio del 1952, richiamandosi all’articolo 37 della Costituzione e alla Convenzione sull’uguaglianza delle retribuzioni, approvata a Ginevra nel 1951 dall’OIL, presentò un ddl in merito che venne approvato nel 1956 (legge 741).

Temi e posizioni di enorme attualità ancora oggi, che ben lasciano comprendere quanto Teresa Noce sia stata una dirigente sindacale e politica innovatrice, pragmatica, carismatica. Un esempio di quanto la forza, l’energia, la resilienza delle donne siano decisive per ogni cambiamento.

Come ricorda lei stessa “Dopo la loro partecipazione alle lotte contro il fascismo e alla guerra partigiana, sarebbe stato difficile continuare a negare loro il diritto di voto. Anche il grande numero di condannate dal Tribunale Speciale durante il ventennio nero, quasi tutte comuniste, aveva contribuito a dimostrare la maturità politica delle donne”.

Teresa Noce, poi, – ed è un altro merito per cui le sono grata – insieme alle altre Madri Costituenti che fecero parte della Commissione dei 75, ebbe un ruolo decisivo nel come la Carta affronta l’uguaglianza sostanziale, con riferimento in particolare all’Art. 3 e a quella indicazione “senza distinzioni di sesso” inserita al primo posto tra gli ostacoli da rimuovere, esprimendo – già 70 anni fa – una forte consapevolezza sul fatto che quelle di genere sono le prime discriminazioni a presentarsi – trasversali a tutte le altre – e le prime da eliminare.

In una relazione alla Terza Sottocommissione Noce pronuncia una frase che racconta quanto fosse alto, lucido, profondo e visionario lo spirito dei costituenti.

“La costituzione democratica della Repubblica italiana – dice – non può limitarsi ad affermare dei diritti: deve indicare anche come intende garantire il godimento di questi diritti a tutti i cittadini italiani.”

Una modernità di approccio, di linguaggio, di valori che continua a colpirmi, e che credo la renda capace di ispirare anche le generazioni più giovani.

La figura di Teresa Noce è una di quelle che bisogna far conoscere, far studiare. La sua storia è incredibile, affascinante ed esemplare.

Da parlamentare vice presidente del Senato prima con la presentazione di una mozione e poi da Ministra ho lavorato per far conoscere le Madri Costituenti e per celebrare i 70 anni della Costituzione l’abbiamo distribuita a tutte le studentesse e gli studenti. Come ho detto in quell’occasione spero che quello che è stato un gesto straordinario possa diventare la normalità.

Conoscere le regole della convivenza democratica e i diritti che ciascuno può esercitare, conoscere le storie di chi ha dedicato la vita alla democrazia e alla Repubblica è decisivo per la formazione personale di cittadine e cittadini di domani e per il futuro stesso del nostro Paese.

Teresa Noce e le altre donne dirigenti politiche e sindacali di quella generazione ti spingono ad essere parte, e ti rendono felice di essere parte, anche piccola parte, della democrazia e della rappresentanza di questo paese, piccola parte di quella storia che ha dato all’Italia libertà, diritti, dignità, principi fondamentali di uguaglianza e di pari opportunità.

Fanno venire voglia di condividere valori e battaglie, per impegnarsi ogni giorno per cambiare le cose. E per non sentirsi mai soli.

Concludo allora ancora con le parole di Teresa (da “Rivoluzionaria professionale”):

“Solo è soltanto chi vuol esserlo, chi non comunica con gli altri, chi vive esclusivamente per sé. Ma chi si interessa di tutto e di tutti, chi si sente partecipe degli avvenimenti e delle lotte non si sente solo e non lo è. Non è mai in pensione perché nel mondo c’è sempre molto da fare”.