Per lo sviluppo sostenibile, per il futuro

La mia lettera ad Avvenire del 13 marzo 2019

Giovani e studenti il 15 marzo scenderanno in piazza in tutto il mondo per chiedere di affrontare in modo più forte e convinto i cambiamenti climatici, per far rimbombare ovunque quel messaggio globale lanciato lo scorso dicembre alla COP24 da Greta Thunberg, studentessa svedese di 16 anni: “Invece di cercare la speranza, cerchiamo l’azione. Allora e solo allora, la speranza arriverà”.

Noi siamo la prima generazione a subire l’impatto dei cambiamenti climatici e l’ultima a poter fare qualcosa” aveva detto Obama a Parigi in occasione della COP21, quando si era sottoscritto l’impegno globale contro il surriscaldamento globale, impegnando ciascun paese a mettere in atto misure capaci di scongiurare che l’aumento medio della temperatura superi il limite di 1,5°.

Eppure, ad oggi, nel mondo non è stato fatto abbastanza per rispettare quegli impegni. Grandi potenze hanno anzi messo in discussione gli accordi, rompendo un avanzamento internazionale che era apparso finalmente promettente. In questo quadro anche l’Italia ha perso quella spinta che ci aveva portato ad assumere un ruolo protagonista.

Il nostro Paese con i governi precedenti aveva sottoscritto non solo l’accordo di Parigi, ma anche l’Agenda 2030 dell’Onu per lo sviluppo sostenibile, la piattaforma di cambiamento globale più ambiziosa e operativa che abbiamo a disposizione, i cui 17 obiettivi integrano gli ambiti economico, sociale e ambientale.

Per quanto mi riguarda appena arrivata al Miur avevo deciso di destinare alla sostenibilità e alla cittadinanza globale 840mln€ di fondi PON e di instituire un gruppo di lavoro, coordinato da Enrico Giovannini, per rendere la scuola, l’università e la ricerca agenti di cambiamento, attraverso un piano di azioni mirato a modificare stili di vita, abitudini di comportamento e consumo, dinamiche di produzione, diritti di cittadinanza.

Quel piano, il primo contributo strutturale di un Ministero verso Agenda 2030, conteneva, tra le misure previste: fondi per l’efficientamento energetico degli edifici scolastici, formazione per docenti, borse di mobilità internazionale, borse di dottorato su ambiti di ricerca coerenti con l’Agenda 2030, contrasto a stereotipi e discriminazioni, una campagna di informazione ed educazione informale per formare ragazze e ragazzi ad essere cittadini attenti e protagonisti del cambiamento.

Se non agiamo rapidamente le prossime generazioni pagheranno le conseguenze di un modello di sviluppo che non ha avuto cura dell’ambiente, del clima, del territorio, dei diritti, dell’etica. Chi ha oggi l’onere di ricoprire cariche rappresentative o istituzionali ha allora una responsabilità decisiva, che parte dal governo ma riguarda anche chi è oggi all’opposizione. Su questi temi si valuteranno capacità e volontà di cambiare davvero le cose, lavorando per ridurre i consumi energetici e accelerare la transizione verso fonti rinnovabili; per affrontare il dissesto idrogeologico e ridurre il consumo di suolo; per gestire al meglio l’acqua, bene pubblico; per rendere tutta l’economia verde e sostenibile, puntando su innovazione, ricerca, etica.

Lancio allora un appello al governo, perché riattivi le azioni necessarie per rispettare gli impegni presi. E mi auguro che tutto il centrosinistra trovi nello sviluppo sostenibile la piattaforma valoriale e programmatica su cui costruire alleanze, consenso e maggioranza nel Paese.

Mi rivolgo poi a tutta una generazione, la generazione di genitori e nonni delle ragazze e dei ragazzi che il 15 marzo scenderanno in piazza. Il loro futuro dipende anche da noi: non lasciamoli soli, assumiamo l’ambiente e lo sviluppo sostenibile come impegni prioritari, prendiamoci cura del destino del mondo.