Ministro Salvini, dia il buon esempio: si faccia processare

Il testo del mio intervento in Aula del 19 marzo 2019 sulla domanda di autorizzazione a procedere in giudizio ai sensi dell’articolo 96 della Costituzione nei confronti del senatore Matteo Salvini nella sua qualità di ministro dell’interno pro tempore per il caso della nave Diciotti

 

Colleghe e colleghi,

l’accusa che il Tribunale dei Ministri ha rivolto al Ministro Salvini sul caso Diciotti è seria e grave, non è quindi possibile archiviarla, non è possibile tenerla solo sul piano delle diverse o opposte opinioni politiche.

Sequestrare donne, uomini e bambini, limitare la libertà personale, è una forma di violenza sulla persona che non può in alcuna occasione essere giustificata o considerata come effetto indesiderato delle scelte politiche di un governo.

Non mi appartiene, lo voglio dire subito, la posizione politica che identifica il ministro Salvini o qualunque altro esponente del governo come “nemico” da abbattere e su cui fare cannibalismo becero con linguaggi che alimentano odio e delegittimazione. Certo, considero le politiche di questo governo e del ministro Salvini leader della Lega contrarie ai miei principi, a ciò che io penso sia utile per l’Italia, per la crescita, per il suo benessere, per la convivenza civile e democratica.

Proprio questo non considero Salvini, lo ripeto, un “nemico” da abbattere ma un avversario politico Sì da sconfiggere politicamente, nel Paese innanzitutto.

Non c’è quindi accanimento verso di lui e se sceglierà di andare a processo spero anzi possa uscire senza addebiti giudiziari da questa vicenda.

È importante però quindi che accetti di essere giudicato, come accadrebbe a qualsiasi altro italiano accusato di sequestro. Come lui stesso aveva inizialmente affermato, il comportamento corretto è quello di chi si difende nel processo e non dal processo.

Perché ha cambiato idea, ministro?

Lei e tutta la maggioranza avete preferito, con il voto di quest’Aula, il diniego ad andare a processo e quindi a farsi giudicare nelle sedi proprie.

Avete così tanta paura del merito dell’accusa che le viene rivolta?

Oppure insieme a questo volete un salvacondotto per proseguire, come sta avvenendo in queste ore con i 49 migranti a bordo della nave italiana Mare Jonio in brutali attacchi alla dignità e libertà delle persone?

O magari ancora per attaccare più in generale le libertà costituzionalmente garantite?

Non sta a me valutare, non a quest’Aula, se effettivamente il Ministro Salvini ha violato la legge.

Il giudizio politico che come PD diamo è durissimo e chiarissimo: credo che abbia agito senza umanità, giocando con le vite delle persone e soffiando sulla paura, come fa molto spesso, per qualche punto percentuale di consenso in più.

Non saremo, su questo, mai d’accordo con Salvini. Mai la vita umana, in un sistema democratico, può essere sacrificata sull’altare di scelte politiche, quali che siano. E mai le scelte politiche di un governo possono violare le leggi.

Il punto allora è proprio questo: distinguere politica e giustizia, rispettando gli spazi di ciascuna. Occorre distinguere il conflitto politico su una scelta, che dal suo punto di vista Salvini continua a difendere e noi continuiamo a contrastare, dal giudizio penale su di essa.

Solo un tribunale può decidere se la decisione di non far attraccare la Diciotti, una nave della Repubblica italiana, sia stata presa in violazione delle leggi e se effettivamente sia stato un sequestro. Non il Senato, non i media, non l’opinione pubblica, non una maggioranza parlamentare.

Il voto cui siamo chiamati domani è allora questo: lasciare che le cose vadano secondo quanto è più giusto, facendo svolgere al Tribunale dei ministri il proprio lavoro. O piegare regole nazionali e internazionali e valori condivisi al puro interesse alla sopravvivenza di questo governo e di questa maggioranza.

Gli italiani ci guarderanno votare: non alimentiamo l’idea di una politica che ha più diritti delle persone comuni, non usiamo due pesi e due misure, non facciamo passare il messaggio che basta essere un esponente del governo per non essere sottoposti al giudizio della magistratura.

Ministro, glielo chiedo nelle sue funzioni di giovane leader populista, di Ministro e di padre: dia il buon esempio, si faccia processare, rispetti il Tribunale e accetti di essere giudicato come una persona sicura del suo operato, sicura di non aver infranto la legge.

Continuerò ad oppormi con determinazione e costanza alle sue scelte politiche e a impegnarmi con tutte le mie forze per costruire un’alternativa al suo governo che reputo dannoso per il Paese, ma sarei la prima a congratularmi con lei se fosse assolto avendo scelto di farsi giudicare negli unici luoghi deputati al giudizio di merito, i tribunali, così come prevede la nostra Costituzione, le nostre regole, le nostre leggi.