Bussetti non partecipi al Congresso delle famiglie, lasciamo la scuola fuori dalle battaglie ideologiche divisive 

Congresso mondiale delle famiglie: dietro questo titolo si nascondono – come chiaro a tutti – sigle e personaggi che esprimono un punto di vista sulla società, sulla famiglia, sulle donne, sui diritti e sull’amore minoritario, antistorico, pericoloso.

Legittimo difendere le proprie convinzioni, ci mancherebbe. Sono però convinta che in questa fase serva lavorare su valori e posizioni che uniscono e non stressare invece punti di vista divisivi e chiusi al dialogo. E sono soprattutto basita e preoccupata – come tanti – dalla legittimazione a idee dannose per la positiva crescita della società, in particolare delle ragazze e dei ragazzi, data dalla presenza di tante personalità del governo. Una legittimazione istituzionale – che il pasticcio sul patrocinio della Presidenza del Consiglio non risolve – grave perché molte delle “idee” e delle “teorie” sostenute dai relatori dell’evento appaiono in chiaro contrasto con i valori Costituzionali, oltre che con la legislazione vigente, e con i diritti umani.

C’è chi vuole punire l’omosessualità con la pena di morte. Chi pensa che le cause del declino della famiglia siano il divorzio e il lavoro delle donne. Chi vuole eliminare i diritti delle donne e la parità di genere. Chi ritiene che il diritto all’aborto sia difeso da cannibali che vanno spazzati via dalla faccia della terra. E chi si azzarda a mettere in discussione la legge 194.

In particolar modo – per aver conosciuto direttamente la responsabilità che comporta guidare il Miur – trovo inopportuna la presenza del Ministro Bussetti, ancor più visto che prima di essere Ministro è un dirigente del Ministero.

Dovrebbe allora sapere quanto la conoscenza e il rispetto del valori della Costituzione siano importanti per l’educazione di ragazze e ragazzi, e quanto questa sia una funzione centrale della scuola, che deve certamente formare persone preparate, ma ugualmente far crescere cittadine e cittadini consapevoli e attivi.

Quanto sarà presentato in quel Congresso è contro l’articolo 3 della Costituzione. È contro tutte le carte internazionali sui diritti umani. È contro le linee guida per l’educazione al rispetto e la parità tra i sessi, contro la violenza di genere e le discriminazioni, previste dalla Legge 107 e a disposizione delle scuole da ottobre 2017, dopo un lavoro attento e faticoso di collaborazione e condivisione tra punti di vista diversi. È contro la battaglia culturale che da anni le scuole portano avanti per far sentire tutte le bambine libere di scegliere il proprio percorso di studio e di vita, senza pensare che la società preclude loro alcuni ambiti, o alcune carriere, o tutte le posizioni apicali.

Caro Ministro Bussetti, la sua presenza a quel Congresso rappresenterebbe un arretramento per tutta la scuola italiana, per i valori non di parte che i docenti trasmettono, per la funzione sociale e costituzionale che l’educazione rappresenta, per le opportunità che vogliamo dare a studentesse e studenti. Ministro ci ripensi, non vada, lasci fuori la scuola dalle battaglie ideologiche divisive, escludenti e per nulla attente al rispetto di ogni essere umano.