Pillon: oggi è il giorno della verità per il M5S

Dopo le audizioni, l’inizio oggi della discussione in commissione giustizia del Senato sul Disegno di legge Pillon, coincide con il momento in cui devono cadere tutte le maschere. Il Partito Democratico ha da subito detto chiaramente che questo provvedimento non è emendabile e va quindi ritirato in toto. Aprire alla possibilità di modifiche al testo significherebbe infatti riconoscere la legittimità della cornice ideologica dal quale è ispirato, cornice di stampo patriarcale, maschilista e discriminatorio e la legittimità a modificare le importanti leggi attuali che tutelano i diritti dell’infanzia, delle donne e delle libere scelte delle famiglie. E non c’è alcuna possibilità che ciò avvenga visto che questo provvedimento viola palesemente quanto previsto dalla Costituzione, dal diritto di famiglia, dalle leggi nazionali e internazionali sulla violenza contro le donne, dalla stessa comunità scientifica che ha sempre respinto la teoria della sindrome d’alienazione parentale che, con l’approvazione di questo Ddl, entrerebbe di diritto in una legge dello Stato. E’ importante che da oggi tutte e tutti, fuori e dentro il Parlamento, abbiano chiaro che su questo tema si giocano 40 anni di lotte per i diritti dei bambini e delle donne. Ed è per questo che diciamo che chi non lo ha fatto finora deve dire chiaramente da che parte sta: con i bambini, le donne e le famiglie, o contro. E che non solo lo dica ma che si comporti di conseguenza. Penso in particolare al M5s che, nonostante abbia messo le proprie firme su questo provvedimento, a parole ci fa sapere attraverso il sottosegretario Spadafora che il Pillon è da archiviare ma nei fatti non ne ha ancora chiesto formalmente il ritiro. Il Partito Democratico sta portando avanti da mesi una battaglia a viso aperto nelle istituzioni a tutti i livelli, dal Parlamento ai consigli municipali, e nel Paese al fianco delle associazioni, degli avvocati, dei giuristi, dei pedagogisti, degli psicologi, delle famiglie, delle donne e degli uomini che sanno cosa può significare per la vita delle persone subire un modello così invasivo, illiberale e per questo, nei confronti dei minori, ingiusto e iniquo di bigenitorialità e opposto a una corretta condivisione delle responsabilità genitoriali. Un modello in cui ai figli è negato il diritto alla stabilità; un modello che impone una mediazione familiare a pagamento anche nei casi di violenza in famiglia; un modello che introduce il mantenimento diretto a danno dei soggetti più fragili della coppia, ossia le donne che statisticamente lavorano meno e quindi guadagnano meno e hanno minori possibilità di trovare un’occupazione che le renda autonome e in grado di provvedere da sole ai bisogni dei figli anche per via dei doveri di cura, a livello familiare, ai quali sono molto spesso tenute. Un modello che applica gli stessi parametri a situazioni molto diverse tra loro creando distorsioni, ingiustizie, sofferenze e inutili complicazioni. Per questo, in nome di chi viene considerato invisibile da questo Ddl, ossia le bambine e i bambini, non ci fermeremo nel costruire tutte le condizioni utili a fa maturare un consenso largo e democratico rispetto alla richiesta di ritiro dell’intero provvedimento”.