Il coraggio di cambiare davvero. Verso il lavoro di qualità e sostenibilità

Il mio articolo pubblicato su Huffingotn Post il 1 maggio 2019

Il lavoro al centro, prima di tutto. Lavoro di qualità, pagato in modo giusto e paritario, capace di garantire pienamente i diritti, orientato allo sviluppo sostenibile.

Se vogliamo superare un dibattito e una dinamica politico-elettorale che premia chi soffia su paura, rabbia, insoddisfazione, intolleranza verso chi è diverso, non possiamo che puntare sul lavoro. Il lavoro che riempie la vita, che permette di realizzare progetti e sogni, che dà soddisfazioni personali e consente di contribuire al benessere collettivo.

Quel lavoro che da ormai molto tempo manca, o è precario e mal pagato, producendo senso di ingiustizia e disuguaglianze sempre più marcate.

Questo è il terreno dove segnare le differenze, dove il Pd deve imprimere un’accelerazione, dedicando tutto il nostro impegno, con l’ambizione e la forza di cambiare temi e modi intorno ai quali si sviluppa il dibattito e si orienta il consenso – e recuperando gli asset delle riforme della scorsa legislatura.

Più lavoro, di qualità e ben retribuito: questo messaggio può e deve battere quello di chi urla contro gli immigrati, chi vuole demolire la progressività fiscale, chi promuove misure assistenziali e non politiche attive per la crescita e l’occupazione.

Per contrastare politiche demagogiche che apparentemente rispondono a bisogni sociali ma in realtà acuiscono disuguaglianze non bastano però misure spot e simboliche. Non basta che il Pd proponga l’indennità minima di disoccupazione europea, serve che questa misura sia inserita in un piano per lo sviluppo sostenibile, che premi chi fa investimenti in innovazione e ricerca e chi garantisce i diritti dei lavoratori, un piano che punti ad armonizzare i percorsi formativi europei, che tenga insieme formazione, conoscenza, tecnologia e lavoro.

Erano proprio questi i fattori strategici del piano Industria 4.0, cui avevamo lavorato nei governi precedenti e del quale si sono perse le tracce, come si sono perse di qualsiasi ipotesi seria di politiche industriali e per la crescita.

Anche il Manifesto condiviso da sindacati e imprese in vista delle Europee segue la stessa traccia, puntando su coesione, istruzione, conoscenza e innovazione, armonizzazione fiscale e dialogo sociale come chiavi per affrontare positivamente la competitività globale e mettersi in condizione di governare i cambiamenti costanti che caratterizzano le società contemporanee.

Ancora voglio citare il rapporto contro le disuguaglianze realizzato dal Forum disuguaglianze e diversità, la cui seconda parte presenta proposte per migliorare la giustizia sociale sul lavoro: rendendo universali, davvero, tutele e retribuzioni minime, dando maggiore potere negoziale ai lavoratori, democratizzando la gestione delle imprese.

C’è un tessuto di soggetti economici e sociali che si muove, che prova a reagire alla recessione e alla propaganda immobilista del governo. Il Pd deve allora saper essere il perno di alleanze sociali rinnovate, il protagonista di una piattaforma programmatica alternativa, complessiva e coerente, la forza che sa invertire la rotta del Paese.

Non da domani, ma con proposte forti da subito, in queste settimane in cui, tra elezioni europee e amministrative e discussione sul Def, si costruiscono le basi della credibilità, della stabilità e della competitività dell’Italia per il futuro.