UN IMPEGNO QUOTIDIANO CONTRO OMOFOBIA, BIFOBIA E TRANSFOBIA

Celebrare la Giornata Internazionale contro l’Omofobia e la Transfobia non è un impegno formale limitato a una data sul calendario. Significa attuare, ogni giorno, ciò che prescrive la Costituzione specificatamente all’articolo 3 che contiene il principio dell’uguaglianza formale e sostanziale e quindi il fondamento della libertà, della pace e della giustizia. In Italia e in Europa vanno diffondendosi e radicandosi sentimenti negativi, discriminatori, di rifiuto e chiusura nei confronti di chi è percepito come diverso. Episodi di violenza e discriminazione contro le persone LGBT si ripetono con frequenza allarmante e costituiscono un ostacolo pesante alla loro libertà. Un ostacolo che, come prescrive sempre l’articolo 3, la nostra Repubblica ha il compito di rimuovere. In questa battaglia contro ogni forma di violenza e discriminazione, politica e istituzioni hanno la responsabilità, indipendentemente dal colore politico, di mettere in campo ogni strumento utile a garantire a tutte e tutti il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione alla vita del Paese in ogni ambito. A cominciare dalla scuola. Non a caso, da ministra, lanciai in tutte le scuole il Piano nazionale per l’educazione al rispetto, perché è proprio a scuola, fin dai primi anni, che le nostre bambine e i nostri bambini devono essere educati alla consapevolezza che una società in cui tutte e tutti sono liberi di potersi esprimere senza condizionamenti è una società più giusta e più forte. E’ la scuola il luogo in cui si fa esperienza della diversità intesa come ricchezza. Qui deve partire la battaglia contro ogni forma di esclusione, di violenza, di odio. Mali che avvelenano la nostra convivenza civile e la mettono a repentaglio e contro i quali chi governa oggi l’Italia, piuttosto che contribuire ad esasperare un clima d’ostilità reciproco anche attraverso un linguaggio talvolta violento e discriminatorio, dovrebbe fare molto di più. Non c’è dubbio infatti che la politica ha una grande responsabilità nell’aver sdoganato, attraverso una violenza verbale che esula dal legittimo confronto tra le diverse posizioni e che si è riversata soprattutto sulla rete e nei social, comportamenti aggressivi nei confronti del prossimo, in particolare quando considerato ‘diverso’. Ma un linguaggio “cattivo” innesca azioni cattive. E’ successo e succede contro i migranti, i rom, le donne e succede contro le persone LGBT. Pertanto dico: celebriamo oggi questa giornata ma lavoriamo insieme ogni giorno per costruire una società che riconosca, sempre nel pieno rispetto dei diritti e doveri di tutte e tutti, piena cittadinanza a ciascuno.