Libia: l’odg del gruppo Pd al Senato

ORDINE DEL GIORNO

 

Il Senato della Repubblica,

 

a seguito delle comunicazioni, rese al Parlamento nella giornata del 31 maggio 2019, dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dal Ministro della difesa nell’ambito dei documenti XXV, n. 2 e XXVI, n. 2 sulla partecipazione dell’Italia alle missioni internazionali per il 2019;

 

considerata la risoluzione approvata dalle Commissioni riunite 3˚ e 4°, (Doc. XXIV, n. 9), a conclusione dell’esame dell’affare assegnato concernente la Relazione analitica sulle missioni internazionali in corso e sullo stato degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, riferita al periodo 1° ottobre-31 dicembre 2018, anche al fine della relativa proroga per il periodo 1° gennaio-31 dicembre 2019,  (Doc. XXVI, n. 2), che, ai sensi dell’articolo 2, comma 2, della legge 21 luglio 2016, n. 145, autorizza la partecipazione alle missioni e le attività previste nella deliberazione adottata dal Consiglio dei ministri il 23 aprile 2019;

 

premesso che:

 

in Libia si è venuta a creare un’emergenza umanitaria. Le condizioni nei centri di detenzione sono disumane come testimoniato da UNHCR. L’aggravarsi dello scontro militare tra il governo di Fayez al-Sarraj, riconosciuto dalla comunità internazionale e le truppe del generale Khalifa Belqasim Haftar rende ancora più insicure e preoccupanti le condizioni di civili e migranti. Ad oggi si contano, secondo stime fornite dalla World Health Organization in Libya, 1048 morti, di cui 106 civili, 5558 feriti di cui 289 civili, nonché 90.000 sfollati Tra le predette cifre, si contano anche le decine di vittime provocate dal bombardamento di un centro di detenzione dei migranti avvenuto a Tajoura, in data 2 luglio, a pochi chilometri da Tripoli.

 

a fronte dell’aggravarsi della drammatica crisi libica, l’immobilismo dell’attuale Governo appare ancora più grave. Per affrontare le enormi criticità presenti in Libia serve, infatti, una cornice di riferimento complessiva che promuova il dialogo politico fra i diversi attori, fornisca piena copertura politica alle organizzazioni internazionali più impegnate sul fronte della tutela dei diritti umani, coinvolga i Sindaci libici per dare una prospettiva di futuro alle loro comunità con progetti di cooperazione allo sviluppo;

 

l’attuale Governo, invece, ha abbandonato l’approccio integrato e ogni iniziativa politico-diplomatica avviati dagli accordi dei Governi a guida Pd, limitando il proprio intervento in Libia a pochi spot anti-barconi. A questo si è aggiunta la scellerata propaganda riguardo alla chiusura dei porti. L’Italia, pertanto, si trova oggi in uno stato di isolamento preoccupante, confermato in occasione della Conferenza di Palermo svoltasi nel novembre 2018, incapace di intraprendere una qualsiasi iniziativa diplomatica per favorire la stabilizzazione e il consolidamento nazionale;

 

a quanto detto si aggiunga il boicottaggio dell’operazione navale europea Eunavformed, nota come operazione Sophia, che sorvegliava i confini italiani con risorse europee. L’attuale governo, ha, inoltre, arretrato il raggio d’azione del sistema di ricerca e salvataggio in mare funzionante fino alla prima metà del 2018 coordinato dalla Guardia costiera italiana e che prevedeva il pieno coinvolgimento di attori non governativi (ONG), di attori statuali europei, dei mezzi italiani e della Guardia costiera libica;

 

infine, appare inaccettabile la criminalizzazione dell’operato delle ONG: salvare vite, infatti, non può in nessun caso essere considerato un reato. La persecuzione contro le ONG ha reso la traversata della rotta del Mediterraneo centrale molto più pericolosa, nonostante siano diminuite le partenze e aumentate le morti in mare. L’assenza di ulteriori iniziative del Governo italiano ha reso, inoltre, più drammatica la condizione dei diritti umani nei campi dove sono tenuti i migranti;

 

a quanto detto si aggiunga che secondo quanto pubblicato da diversi organi di stampa, alcune unità navali a supporto dell’attività della Guardia Costiera libica, cedute a titolo gratuito dal Governo sarebbero state “modificate” in aperta violazione dell’embargo Onu sulle armi vendute alla Libia, prorogato nel luglio 2018 per ulteriori dodici mesi;


impegna il Governo:

ad adottare immediatamente ogni iniziativa utile, in collaborazione con le autorità libiche, l’UE, OIM e UNHCR, al fine di evacuare i centri di detenzione e permanenza attraverso il potenziamento dei corridoi umanitari già avviati dai Governi a guida PD e sanciti dall’articolo 2 dell’accordo Gentiloni Serraj, firmato il 2 febbraio 2017, nonché attraverso il ricorso massiccio ai rimpatri volontari assistiti che negli ultimi mesi hanno subito dei rallentamenti;

 

a rifinanziare urgentemente il Fondo Africa e le risorse per la cooperazione italiana al fine di intervenire sulle condizioni dei centri di partenza, aumentare l’assistenza sanitaria la fornitura di medicinali e attrezzature mediche, nonché promuovere la formazione, anche in ambito di diritti umani, del personale all’interno dei centri al fine di procedere celermente ad un loro smantellamento, anche alla luce degli ultimi tragici eventi che hanno coinvolto il centro di Tajoura;

 

ad attivarsi in tempi celeri per promuovere corridoi umanitari a livello europeo;

 

ad adoperarsi in sede europea affinché la missione Eunavformed Sophia torni ad essere una missione navale per ristabilire un essenziale presidio strategico in aree cruciali per la sicurezza del nostro Paese;

 

ad attivarsi urgentemente al fine di consentire che l’operazione Mare sicuro possa esercitare le precedenti funzioni di coordinamento e controllo nel mediterraneo centrale, riacquisendo, inoltre, i mezzi navali trasferiti alla Missione MIBIL;

 

a sollecitare nelle opportune sedi internazionali l’avvio di un’immediata missione internazionale, anche mediante un’iniziativa comune da parte di Ue e Onu, per il salvataggio dei profughi presenti nel territorio libico.

 

MARCUCCI, ALFIERI, VATTUONE, VERDUCCI