La strage di Srebrenica 24 anni dopo

Le immagini della lunga marcia in Bosnia per ricordare le vittime di Srebrenica hanno aperto oggi l’iniziativa promossa in Senato da Pier Ferdinando Casini insieme all’associazione “Bosnia nel cuore” per ricordare, nel 24esimo anniversario dei fatti, il peggior massacro in Europa dalla seconda guerra mondiale.

Il tragitto, lungo 100 chilometri, è lo stesso percorso da migliaia musulmani bosniaci in fuga dalla parte orientale di Srebrenica quando è stata conquistata dai miliziani del generale Ratko Mladic, condannato poi all’ergastolo per genocidio, l’11 luglio del 1995.

Da quel giorno, nel giro di 72 ore, oltre 8mila uomini, molti ancora quasi bambini, sarebbero stati uccisi, i loro corpi gettati in fosse comuni affinché non potessero essere riconosciuti nel tentativo di negare loro non solo una tomba ma anche qualsiasi forma di giustizia.

Una violenza inaudita contro le vite, la libertà, i corpi di queste persone e contro i loro diritti umani fondamentali. Loro e delle migliaia di donne che in quei giorni furono abusate, violentate, torturate e che ancora oggi attendono giustizia.

Molte di loro sono ancora alla dolorosa ricerca dei corpi dei loro cari, per poterli seppellire. Grazie alle analisi del dna in questi anni molti ne sono stati riconosciuti e a Srebrenica proprio oggi ne sono stati sepolti altri 33.

Una storia che il mondo ha il dovere di ricordare e i più giovani di conoscere. Nei testi scolastici sono pochissimi i riferimenti alla guerra che devastato l’ex Jugoslavia negli anni ’90 ed è importante colmare questo vuoto di conoscenza.

Anche per questo con Pier Ferdinando Casini ed Emma Bonino ho firmato un’interrogazione al ministro dell’Istruzione per chiedere se non ritenga di dover promuovere, in vista del 25esimo anniversario della strage, iniziative specifiche volte allo studio e all’analisi di quelle drammatiche vicende per favorire la comprensione più completa della storia e sensibilizzare le studentesse e gli studenti al valore della convivenza tra popoli con tradizioni, lingue e credi religiosi differenti.

Un anniversario che anche le istituzioni, a cominciare dal Senato, dovrà impegnarsi a celebrare perché su quei crimini non cali mai l’attenzione e non si resti indifferenti di fronte alle violenze e violazioni anche oggi in atto in tante parti del mondo.

A questo proposito ricordo che nella precedente legislatura fu approvata da tutti i partiti una mozione a mia prima firma per il riconoscimento dello stupro come arma di guerra. Purtroppo, nonostante il Consiglio di Sicurezza Onu abbia recentemente approvato una risoluzione in questo senso, lo stupro non è ancora riconosciuto come reato nemmeno nel nostro codice militare.

Un riconoscimento quanto mai necessario. Per contrastare questa orrenda pratica serve infatti che essa sia penalmente sanzionata dalla legge anche quando stupri, abusi, mutilazioni, violenze sulle donne avvengono in teatri di guerra.

Come è stato più volte sottolineato durante l’iniziativa in Senato, nessuno è in cerca di vendetta, a cominciare dalle donne della Bosnia Erzegovina sopravvissute a Srebrenica. Ciò che viene chiesto è giustizia. La politica e le istituzioni si impegnino affinché sia fatto tutto il possibile, a tutti i livelli, per garantire tutela dei diritti umani e giustizia alle vittime.