CODICE ROSSO: PERCHE’ CI SIAMO ASTENUTI
Il tabellone del Senato mostra l'esito del voto sulla tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, il cosiddetto Codice rosso, Roma, 17 luglio 2019. Via libera definitivo del Senato al ddl sulla tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, il cosiddetto Codice rosso. Il provvedimento, che ha incassato l'ok definitivo del Parlamento e che con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale sar‡ quindi legge, ha ottenuto 197 sÏ e 47 astenuti. Tra gli astenuti Leu e Pd. ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

L’astensione del Partito Democratico sul “Codice Rosso” non è frutto di una scelta ideologica o di parte. Su temi come quello della violenza di genere non possono e non dovrebbero esistere differenze di parte. Purtroppo ciò cui invece abbiamo assistito e subito da parte del governo e della maggioranza è stato esattamente un atteggiamento ideologico che ha impedito di accogliere anche quelle due, tre proposte migliorative che avrebbero fatto di questo provvedimento un’occasione concreta per intervenire con efficacia su questo drammatico fenomeno. Tutte e tutti siamo d’accordo sulla necessità di inasprire le pene nei confronti di quegli uomini che agiscono con violenza, ogni forma di violenza, contro le donne. Ma la repressione non basta. Anche perché se non si interviene prima per prevenire e dopo per evitare che succeda di nuovo, non riusciremo a produrre nessun reale cambiamento. Dobbiamo smettere di intendere la violenza sulle donne come un fenomeno emergenziale. Si tratta, piuttosto, di un problema strutturale della nostra società che va affrontato con strumenti e quindi risorse strutturali. Nel “codice rosso” ci sono le pene ma non ci sono né gli strumenti né gli investimenti – la lotta contro la violenza non si può fare a costo zero – per agire sulla prevenzione, sulle competenze di operatori, forze di polizia, psicologi, sul sostegno alle vittime, sulla necessaria e imprescindibile battaglia culturale da compiere. Recependo la Convenzione di Istanbul, il nostro Paese ha aderito a un approccio multidisciplinare e complesso nei confronti di un fenomeno che non può essere trattato solo attraverso politiche di tipo securitario come si è fatto invece con il “codice rosso”. E lo dimostra in particolare l’obbligo di sentire entro tre giorni le vittime. Una norma che tutti – magistrati, avvocati, associazioni – hanno definito inutile, difficilmente applicabile, potenzialmente dannosa. Per le donne innanzitutto, che di fronte alla prospettiva di dover in tempi brevissimi riferire del proprio dramma, di dover ripercorrere ancora troppo a caldo l’orrore della violenza subita, possono rinunciare a portare avanti la loro denuncia. Ma anche per il processo stesso. Come si sostengono queste donne nella delicatissima fase della denuncia e del processo? Obbligandole a dire tutto e in fretta? Sottoponendole a un ennesimo stress emotivo? Con il rischio, peraltro, di non essere nemmeno credute? Alle donne vittime di violenza non interessa la vendetta. Interessa innanzitutto essere credute, sostenute, tutelate dal rischio del ripetersi della violenza contro di loro e contro i loro figli. Il “codice rosso” garantisce questo? No. Ecco perché allora, coerentemente, abbiamo deciso di astenerci.