Differenza donna: 30 anni di impegno contro la violenza
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Il mio saluto alla cerimonia per il trentennale di Differenza Donna

Carissima presidente (carissima Elisa) e carissime tutte,

mi riempie di emozione e anche di grande consapevolezza dell’importanza del percorso che ci ha portato fin qua, festeggiare oggi insieme a tutte voi questi primi straordinari trent’anni di attività di Differenza Donna. Un’occasione per ripercorrere e condividere tanti ricordi ma anche, e direi soprattutto, per guardare al futuro e all’impegno che dovrà ancora vederci unite.

Voglio innanzitutto ringraziare le tante volontarie e operatrici che in questi lunghi anni hanno dedicato, dedicano e continueranno a dedicare il loro tempo, la loro professionalità, le loro competenze e la loro passione a quelle donne, alle troppe donne, che nel nostro Paese hanno subito e subiscono violenza.

Un lavoro difficile, doloroso eppure così necessario. Prendersi cura delle ferite, della solitudine, della disperazione che ogni violenza provoca significa infatti assumere su di sé quel dolore, quelle ferite, quella solitudine. Senza una disponibilità profonda a comprendere e a empatizzare con le donne sopravvissute, credo non sia nemmeno possibile decidere di impegnarsi, di lottare perché non accada mai più.

Anche il lavoro che come rappresentanti delle istituzioni svolgiamo, non avrebbe forza e prospettiva senza la presenza nella società di associazioni che come Differenza Donna garantiscono l’accesso e la condivisione di quel patrimonio di conoscenze ed esperienze necessarie a costruire e promuovere misure realmente utili. Utili a chi è sopravvissuta alla violenza ma anche a chi si prende cura di loro lungo tutto un percorso molto difficile e che spesso, oltre alle donne, coinvolge anche i loro figli.

Ed è evidente, da questo punto di vista, quanto lavoro ci sia ancora da fare! Quanto alcuni provvedimenti, anche recentemente assunti come il codice rosso, non siano assolutamente sufficienti allo scopo di far emergere, conoscere, prevenire, contrastare e superare la violenza di genere che è poi esattamente lo stesso obbiettivo per cui il 6 marzo del 1989 nasceva Differenza Donna.

La violenza ha ragioni sociali e culturali molto radicate, lo diciamo sempre. Per questo non può esserci modo di affrontarla se non intervenendo anche da un punto di vista sociale, culturale, dell’informazione, dei media, del linguaggio oltre che, ovviamente, delle azioni repressive nei confronti dei maltrattanti e di tutela nei confronti delle vittime.

Una battaglia che richiede quelle competenze specifiche che in tutti questi anni Differenza Donna ha sempre fatto crescere e garantito con i suoi centri antiviolenza e con l’assistenza a tutti i livelli: psicologica, medica, sociale, legale, informatica…

Ma penso anche ai tantissimi progetti e campagne che ha promosso in questi decenni, non ultima quella in occasione dell’ultima Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, il 25 novembre scorso, che ho apprezzato moltissimo e che, nel 70esimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, aveva e ha l’obbiettivo di ribadire, come stabilisce l’articolo 3 della Convenzione di Istanbul, che ogni violazione contro le donne è una violazione dei diritti umani.

Diritti umani inviolabili di cui da una parte va punita con grande severità ogni violazione, ma su cui dall’altra dobbiamo anche promuovere una grande azione di educazione al rispetto che è rispetto delle differenze, a cominciare da quella di genere, della libertà e dell’autodeterminazione delle donne. Un’educazione che deve iniziare fin dai primi anni di scuola per favorire la costruzione di relazioni positive tra le bambine e i bambini che poi saranno ragazze e ragazzi, donne e uomini.

Chiudo rivolgendo nuovamente un ringraziamento a tutte voi, a chi ha guidato l’associazione in questi primi 30 anni, a tutte le donne che l’hanno sostenuta e la sostengono cotruendo, giorno dopo giorno, uno spazio fondamentale di valori, coraggio, impegno.