Maturità: la Storia sia centrale e trasversale nei programmi scolastici

Con un’intervista a Repubblica dello scorso 26 ottobre il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti ha annunciato che la traccia storica all’esame di maturità sarà reintrodotta sotto la prova di tipo B che prevede l’analisi e la produzione di un testo argomentativo. La notizia fa seguito a un articolo già pubblicato il 10 ottobre a firma Corrado Zunino rispetto al quale avevo inviato alcune mie precisazioni al direttore Verdelli utili a fare chiarezza sulla presunta scomparsa della Storia dall’esame di maturità di cui mi si attribuisce la responsabilità. Si trattava infatti a mio avviso un’informazione non corretta. Come indicato nel decreto legislativo n.62 del 2017 che attuava la legge 107 del 2015 la storia è sempre stata presente tra le materie che possono essere trattate nell’ambito della prima prova scritta. Anche la circolare del Miur del 4 ottobre 2018 relativa all’esame conclusivo del secondo ciclo riportava la seguente dizione “La prima prova (…) consiste nella redazione di un elaborato con differenti tipologie testuali in ambito artistico, letterario, filosofico, scientifico, storico, sociale, economico e tecnologico”. Rispetto la preoccupazione manifestata in questi mesi da molti esimi esponenti del mondo della cultura, della scuola e della politica ma mi preme ribadire che la nostra scelta non fu certo orientata alla penalizzazione della storia ma, al contrario, a una sua valorizzazione come disciplina formativa per eccellenza cui attribuire una centralità e una funzione trasversale a tutte le altre materie. Centralità e trasversalità che nei programmi e nella didattica italiana purtroppo l’insegnamento della Storia non ha mai avuto. Ne è conferma lo scarso numero di studentesse e studenti, non più dell’1%, che negli ultimi anni si è cimentato, appunto, con il tema di Storia. Ricordo, inoltre, che la scelta delle tracce d’esame è una prerogativa del ministro. Per l’esame di maturità del 2018 scelsi non a caso argomenti legati alla nostra Storia non solo nell’ambito del tema storico e storico-politico che riguardavano la cooperazione internazionale a partire dal pensiero di Aldo Moro e Alcide De Gasperi e due saggi su massa e propaganda, ma anche negli altri. Non è forse Storia il brano tratto da “Il giardino dei Finzi-Contini” di Giorgio Bassani scelto per l’analisi del testo? E non lo è anche il contesto in cui nacque la nostra Costituzione e, nello specifico, l’articolo 3 su cui si chiedeva di riflettere e argomentare sui concetti di uguaglianza formale e sostanziale? Ritengo, infine, che per rivitalizzare il rapporto con la Storia delle nostre ragazze e ragazzi, come strumento di comprensione del presente e costruzione del futuro, difficilmente basterà affidarsi a un ritorno al passato. Sono invece che servirà senz’altro un dibattito che si concentri sulle competenze, innovazioni, investimenti di cui Scuola e Università hanno veramente bisogno per appassionare le studentesse e gli studenti allo studio della Storia, compresa quella più recente ancora troppo trascurata, e far sì che la fondamentale conoscenza del passato sia soprattutto uno strumento utile di interpretazione del presente e di piena cittadinanza nel presente.