50 anni da Piazza Fontana: una strage che non dimenticheremo mai

“Lo spostamento d’aria mi gettò a terra. Quando scesi nell’atrio era buio e sentivo i telefoni suonare all’impazzata. Risposi ed era la Questura che mi chiedeva se fosse scoppiata la caldaia. Risposi di no, che la caldaia era da un’altra parte e che sentivo l’odore di mandorle amare dell’esplosivo. L’agente mi chiese: cosa vede? Risposi: un pezzo di braccio”.

Questa l’atroce testimonianza di un sopravvissuto alla strage che 50 anni fa insanguinava il nostro Paese e inaugurava una lunga stagione di lutti e terrorismo.
Il 12 dicembre 1969, alle 16:37 una bomba esplodeva nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura, in Piazza Fontana a Milano, la mia città. Un atto terroristico vile, la madre di tutte le stragi, che ha strappato la vita a 17 persone e ne ha ferite 88. Contadini, braccianti, pensionati e imprenditori agricoli che erano lì per gestire i propri affari e i propri risparmi e che invece hanno trovato la morte. Vittime innocenti che non hanno mai avuto giustizia. Nel 2005 la Cassazione ha dichiarato che fu la mano fascista di Ordine Nuovo a piazzare la bomba, ma gli stragisti rimasero impuniti e non più perseguibili in quanto assolti con sentenza definitiva già nel 1987, mentre altri innocenti perirono e soffrirono, accusati di essere i colpevoli.
Abitavo a Milano in quel periodo, città che amo e che mi ha accolto e il mio pensiero va a tutte le vittime del terrorismo, di ieri e di oggi, a tutte le donne e gli uomini che in ogni parte del mondo sono caduti, e cadono ancora, per mano di coloro che utilizzano massacri e stragi per imporre le proprie leggi di paura.
Spero che la nostra Repubblica non debba più attraversare la notte del terrorismo ma nello stesso tempo mi batto affinché in nessuna parte del mondo vi siano più martiri della democrazia, sempre in difesa dei diritti di tutte e tutti.