50 anni con la Cgil, la mia casa, la mia comunità, la mia famiglia
Con il rinnovo della tessera per il 2020 sono 50 anni che faccio parte della grande comunità della Cgil.
Praticamente tutta la mia vita, da quando nel 1970 ho deciso di iscrivermi mentre lavoravo come maestra precaria di scuola materna per il Comune di Milano, e insieme preparavo il secondo diploma per assistente sociale.
Erano anni di grandi idealità, di impegno politico, di militanza, di passione civile, di grandi organizzazioni di massa capaci di esprimere una profonda e puntuale  funzione di rappresentanza.
La Cgil è stata così da subito per me una grande casa, una famiglia allargata di cui con orgoglio non ho mai smesso di far parte.
Da allora – in un impegno iniziato dal basso a Milano per occuparmi di enti locali e sanità, poi con il trasferimento a Roma, gli incarichi da dirigente, fino ad essere, come donna della Cgil, segretaria del sindacato tessile europeo negli anni 2000 – ho avuto la fortuna di confrontarmi con donne e uomini di grande valore, che mi hanno insegnato quello che poi per anni ho praticato, che mi hanno trasmesso i valori e la passione necessari per rappresentare al meglio lavoratrici e lavoratori.
Proprio il contatto diretto e reale con le persone che lavorano – con le loro quotidiane esperienze di vita, con l’umanità, la competenza, le speranze e le difficoltà che si possono incontrare nei luoghi di lavoro – permette di svolgere al meglio la rappresentanza sindacale, rendendolo per me il più coinvolgente e bello dei lavori.
In Cgil ho imparato cosa è una comunità, quanto è importante condividere, cercare punti di intesa, mediare: perché quello che conta non è la difesa ideologica di valori, ma i risultati concreti per le persone che si rappresentano.
La scuola sindacale confederale mi ha inoltre insegnato a guardare sempre all’interesse generale, senza chiudersi in steccati e atteggiamenti difensivi che possono anche rassicurare nel breve tempo, ma non portano mai ai grandi cambiamenti.
Di cambiamenti invece in questi 50 anni ne ho visti tanti, rispetto ai quali la Cgil ha sempre saputo essere attore centrale: dallo Statuto dei lavoratori alle battaglie per il lavoro e i diritti delle donne, dalle sfide per l’uguaglianza a quelle contro la precarietà.
Nell’ultima fase del mio lavoro da dirigente ho poi avuto la fortuna – guidando in Italia e in Europa un sindacato come quello dei tessili particolarmente esposto alle trasformazioni sociali, economiche e tecnologiche globali – di confrontarmi con il cambiamento continuo che ormai caratterizza la società, e con le esigenze formative, di innovazione, etiche e di qualità che devono caratterizzare sistemi e processi produttivi e di lavoro.
Esperienza fondamentale per poter svolgere le funzioni politiche e istituzionali in cui sono ancora oggi impegnata.
Devo moltissimo, quasi tutto alla Cgil. È e sarà sempre la mia casa, la mia comunità, la mia famiglia. Per questo sono e sempre resterò una sindacalista.