Vittorio Bachelet: il sacrificio di un servitore dello Stato

“Spero che questa volta ci sia una prova di unità tra lavoratori, insegnanti e studenti. In questo palazzo c’è un uomo morto, appartiene anche lui alla nostra famiglia, alla famiglia di coloro che non accettano la violenza. Che si battono per la vita contro la morte”

Vittorio Bachelet era caduto vittima di un vile attentato terrorista e il suo corpo era ancora riverso sul pavimento della Facoltà di Scienze Politiche quando Luciano Lama, accorso alla Sapienza di Roma appena avuta la notizia, pronunciò queste parole davanti a una folla sbigottita di studenti e giornalisti. Il 12 febbraio 1980 Vittorio Bachelet, vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, professore di Diritto e figura di riferimento del mondo cattolico e profondamente impegnato nel rinnovamento democratico del Paese, veniva ucciso dalle Brigate rosse all’Università La Sapienza con otto colpi di pistola. Meno di due anni prima, a pochi chilometri di distanza, era stato ucciso il suo amico e collega di facoltà, Aldo Moro, e diciannove anni dopo, sempre non lontano dall’Università di Roma, veniva ucciso un altro suo collega, il professor Massimo D’Antona. Nel 1988 cadeva vittima di un attentato un altro cattolico democratico, Roberto Ruffilli, e un’addolorata Nilde Iotti disse a Maria Eletta Martini: uccidono sempre gli stessi. Gli stessi sono coloro che con impegno e duro lavoro si sono posti al servizio dello Stato in un’opera di mediazione e di dialogo tra le parti sociali e hanno pagato il prezzo della violenza di pochi. Violenza terrorista che voleva annichilire e mettere a tacere professionisti, professori e docenti che lavoravano per difendere i nostri principi democratici e svolgevano le loro funzioni con serietà e rispetto. Voglio chiudere questo mio pensiero ricordando l’articolo 54 della nostra Costruzione: “i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore” e voglio aggiungere che allora noi abbiamo il dovere di ricordare queste persone cadute nel servire lo Stato con la stessa passione e lo stesso rispetto che loro hanno dimostrato in vita. La democrazia italiana è e sarà sempre più forte dei suoi nemici.