Le parole con cui Ilaria Capua scelse di dimettersi dopo l’assurda violenza subita

da resoconto stenografico dell’Assemblea
Seduta n. 681 di mercoledì 28 settembre 2016

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca le dimissioni della deputata Ilaria Capua.
  Comunico che, in data 29 giugno 2016, è pervenuta alla Presidenza la seguente lettera della deputata Ilaria Capua:

«Gentile Presidente, come saprà, sono una donna che si è occupata di ricerca nel campo delle malattie emergenti, fino a, questa esperienza parlamentare.
  Quando accettai la proposta di Mario Monti di candidarmi alle politiche 2013, la mia speranza era quella di riuscire a portare le ragioni della ricerca in Parlamento, per rendere l’Italia più competitiva sotto questo profilo e per dare più spazio ai ricercatori italiani validi.
  Le aspettative erano di molto superiori a quello che è stato poi, purtroppo, il risultato del mio impegno.
  Qualche tempo fa, un’organizzazione internazionale che si occupa di sanità pubblica mi ha chiesto la disponibilità ad andare a dirigere un centro di eccellenza in  «One Health», presso una prestigiosa e dinamica università americana.
  Ho riflettuto molto su questa proposta.
  Alla fine ho deciso di accettarla, soprattutto perché ho fatto i conti con me stessa e con la realtà dei fatti. Sono una scienziata «made in Italy», che si è impegnata da sempre per portare le competenze e la professionalità dei ricercatori italiani nella dimensione internazionale.
  In questo ambito, so di essere in grado di dare il massimo e di costruire programmi di ricerca competitivi ed innovativi, di far crescere e fortificare i giovani nell’ambito della ricerca e soprattutto di investire le mie risorse ed il mio tempo per una sanità pubblica migliore.
  Ed è per questo che vorrei continuare a fare, lì dove mi hanno cercato, per mettere a frutto la mia professionalità e le mie competenze.
  Rimane l’amarezza di non essere riuscita ad incidere così come avrei voluto, e potuto, fare.
  Per coerenza e per correttezza non posso far altro, quindi, che rassegnare le mie dimissioni da deputato della Repubblica.
  L’esperienza parlamentare mi ha fatto crescere e permesso di capire molte cose di questo Paese.
  Ho avuto la fortuna di incontrare, nelle istituzioni, persone che mi accompagneranno negli anni a venire, che mi hanno insegnato molto e che mi sono state vicine nei momenti di difficoltà: per questo – soprattutto a loro – va il mio grazie più sincero.
  Vorrei sottolineare, infine, che quello stesso impegno a favore della collettività, della scienza e della salute che mi ha portato in Parlamento sarà l’asse portante del mio prossimo progetto professionale e di vita. Senza mai dimenticare il mio Paese, che mi ha portato fin qui.
  La ringrazio per l’attenzione e le auguro buon lavoro.
  Firmato: Ilaria Capua» (Applausi).

  Avverto che, ai sensi dell’articolo 49, comma 1, del Regolamento, la votazione sulle dimissioni dell’onorevole Capua avrà luogo a scrutinio segreto, mediante procedimento elettronico.
  Ha chiesto di parlare l’onorevole Capua. Ne ha facoltà.

  ILARIA CAPUA. Gentile Presidente e cari colleghi, oggi rassegno le mie dimissioni da deputato della Repubblica italiana.
  È stata una decisione sofferta e ponderata, che ho maturato nel tempo e che si è articolata intorno alla parola «rispetto».
  Quando sono entrata alla Camera dei deputati, ero una scienziata conosciuta e stimata per gli studi che avevo svolto in virologia.
  Ero piena di buoni propositi e assolutamente determinata a sollecitare quei cambiamenti, nel mondo della ricerca, di cui l’Italia ha un disperato bisogno.
  Avevo una missione, avevo a cuore un obiettivo, uno solo; ho rivestito con orgoglio, determinazione e credo con equilibrio la carica di vicepresidente della Commissione cultura, scienza e istruzione di questa Camera, cercando di essere rigorosa e imparziale, come uno scienziato deve essere.
  Dopo circa un anno dalla mia elezione, sono stata travolta da un’indagine giudiziaria, risalente agli anni Duemila, che mi accusava di reati gravissimi, uno dei quali punibile con l’ergastolo.
  È stato per me un incubo senza confini ed una violenza che non solo mi ha segnata per sempre, ma che ha coinvolto e stravolto anche la mia famiglia.
  L’effetto più devastante che queste accuse hanno avuto sul mio ruolo di parlamentare è stato quello di aver minato la mia credibilità. Ed è proprio questo particolare della vicenda che entra in gioco: la parola «rispetto». Un parlamentare che non è credibile non è in grado di portare avanti con forza le istanze nelle quali crede; un parlamentare che non è credibile viene attaccato anche in maniera strumentale e le sue battaglie perdono di energia vitale; un parlamentare che non è credibile non viene preso sul serio.
  Nell’affrontare ogni giorno in questa Camera la mia nuova condizione di persona non credibile, e oltretutto accusata di crimini gravissimi, ho vissuto sulla mia pelle, per oltre due anni, come la mancanza di credibilità non mi stesse permettendo di portare avanti quello per cui mi ero impegnata con i miei elettori. E qui torno alla parola «rispetto», perché è proprio la combinazione del rispetto per i miei elettori e del rispetto che ho per me stessa, come se fossero parte di un algoritmo, che mi ha fatto comprendere che in quelle condizioni non stavo utilizzando al meglio il tempo che avevo a disposizione. Sì, perché non ci piace pensarlo, ma ognuno di noi ha un tempo limitato che gli rimane da vivere e utilizzare al meglio quel tempo è una forma di rispetto verso se stessi e verso gli altri. Anzi, è un dovere.
  Ho sentito, quindi, che fosse giunto il momento di tornare ad usare il mio tempo al meglio, di tornare nel mondo scientifico, purtroppo non in quello italiano, in un ambiente nel quale non avessi mai perso la credibilità e nel quale fossi riconosciuta ed apprezzata.
  Ho accettato, su richiesta di un’organizzazione internazionale, un incarico di direttore di un centro di eccellenza all’Università della Florida. Ho deciso di trasferire la mia famiglia negli Stati Uniti per proteggerla dalle accuse senza senso, ma nel contempo infamanti, che mi portavo sulle spalle, perché una mamma e una moglie deve farsi carico anche di questo, di proteggere (Applausi).
  E aggiungo: una donna di scienza, nella quale questo Paese e l’Europa hanno investito, ha il dovere di non fermarsi, ha il dovere di continuare a condurre le proprie ricerche nonostante tutto, perché la scienza è di tutti ed è strumento essenziale per il progresso.
  Venti giorni dopo il trasferimento negli Stati Uniti, la procura di Verona, in sede di udienza preliminare, ha smontato il castello accusatorio, pezzo per pezzo, prosciogliendomi dai molteplici capi d’accusa perché il fatto non sussiste. Secondo la giudice, una sola accusa meritava di essere eventualmente approfondita in dibattimento, ma il presunto reato era ormai prescritto da tempo e, quindi, sarebbe stato inutile proseguire. La sentenza è passata in giudicato, nessuno l’ha impugnata. Nessuno.
  Ora che è finita, potrei tornare indietro. Vi dico la verità: non me la sento, devo recuperare forze, lucidità e serenità, devo lenire la sofferenza che è stata provocata a mia figlia e a mio marito, devo recuperare soprattutto fiducia in me stessa, appunto, perché voglio usare al meglio il tempo che ho a disposizione.
  Lo devo ai miei genitori, che mi hanno fatto studiare. Lo devo ai miei maestri, che tanto mi hanno insegnato. Lo devo ai miei amici, che mi sono stati vicini, e ai miei allievi, di oggi e di ieri.
  Paradossalmente – e questa forse è la cosa più importante che ho da dirvi – penso che questo mio passaggio di vita come rappresentante del popolo italiano, se lascerà un segno, non riguarderà la scienza o la ricerca – la vita è così –, riguarderà la giustizia. Quello che è successo a me accade troppo spesso in Italia e potrebbe succedere a chiunque (Applausi). In occasione di questo momento io voglio dare voce a tutte le persone innocenti accusate ingiustamente, che attendono impotenti che la giustizia faccia il suo corso, perché, caro Presidente, cari colleghi, anche loro meritano rispetto.
  Cari colleghi, ci sono molti cambiamenti all’orizzonte di questo Paese e io sono certa che, attraverso di voi e attraverso l’operato del Governo, l’Italia diventerà un Paese più innovativo e più giusto, perché ora, infatti, le questioni che mi stanno più a cuore sono due, e non è più una sola. Torno al mio posto a fare quello che so fare meglio, all’estero, ma sempre con uno sguardo rivolto verso l’Italia. Grazie (Applausi – Congratulazioni).