MOZIONE

Il Senato,

premesso che:

l’Italia sta affrontando la più grave crisi sanitariaed economica dalla fine della Seconda guerra mondiale e, a fronte dell’avanzare della crisi epidemiologica dovuta alla diffusione del Covid-19, il Governo si è dotato di diversi gruppi di esperti con autorevoli competenze nei diversi settori più coinvolti dalle ricadute della crisi, al fine di elaborare strategie e soluzioni sia per il contenimento e la gestione dell’emergenza, sia per la nuova fase di avvio che il nostro paese si troverà ad affrontare;

pertanto, sono state costituite numerose task force e gruppi di lavoro istituzionali. A oggi, infatti, se ne contano 18 a livello nazionale una trentina a livello regionale. Queste strutture, che dovrebbero avere caratteristiche più operative, stanno lavorando per gestire la crisi connessa all’emergenza sanitariae per gettare le basi per far ripartire il paesedal punto di vista economico. In questo contesto, le task force più importanti sono quattro: il Comitato tecnico-scientifico che si occupa di fornire le evidenze scientifiche in modo da frenare il contagio, la Task force per la Fase 2 guidata da Vittorio Colao,che ha consegnato al Governo un piano la riapertura delle attività economiche e sociali, lo Staff di supporto al Commissario straordinario per l’emergenzache coadiuva il lavoro del Commissario straordinario Domenico Arcuri nel garantire l’approvvigionamento di mascherine, medicinali e macchinari e il Comitato operativo della Protezione civileche ha il compito di gestire e coordinare le varie fasi dell’emergenza;

all’operato dei predetti gruppi di lavoro vanno aggiunte le squadre di esperti di cui i diversi Ministeri si sono dotati, nonché una quarantina circa di ulteriori strutture di emergenzaa livello regionale e locale. Un totale di circa 450 esperti che però vede una scarsissima presenza femminile;

in particolare occorre rilevare come il citato Comitato tecnico-scientifico sia composto da soli uomini, mentre la Task force per la fase 2 su 17 membri conti la presenza di sole quattro donne;

la scarsissima partecipazione femminile in tutte le sedi decisionali citate ha sollevato numerose critiche da parte di larghi settori della società civile, dal mondo della ricerca, a quello del giornalismo, dell’associazionismo femminile, nonché, trasversalmente, da diversi esponenti politici e numerosi sono stati gli appelli al Governo perché ripensasse la composizione di questi organi;

a titolo esemplificativo si pensi alla Società Italiana degli Economisti (SIE), che in una nota del suo presidente, Alberto Zazzaro ha sottolineato come: “(…) la scelta di nominare solo uomini, di fatto non riconosce le elevate competenze che le economiste hanno raggiunto in tutti i campi della ricerca economica e rischia di porre in secondo piano le tante importanti tematiche di genere che la crisi sanitaria ed economica stanno drammaticamente evidenziando”;

rilevato che:

le donne italiane hanno con grande fatica guadagnato negli ultimi cinquanta anni uno spazio pubblico nella polis, in un paese, l’Italia, che sconta un’incredibile difficoltà a misurarsi con la libertà femminile. A riprova di quanto detto basti pensare alla difficoltà che il diritto italiano, che non è mai mera codificazione di leggi, ma anche di linguaggi e prassi, ha avuto nel riconoscere uno spazio di cittadinanza paritario e non neutro delle donne: la riforma del diritto di famiglia approvata nel 1975, il delitto d’onore abrogato nel 1981 e la violenza sessuale riconosciuta come delitto contro la persona e non contro la moralità e il buon costume solo nel 1996;

tuttavia la presenza femminile nello spazio pubblico è cresciuta costantemente nelle Università, nella scuola, nel mondo della ricerca scientifica, nella magistratura, nelle professioni o ancora nel mondo imprenditoriale, anche grazie all’effetto della spinta dei movimenti delle donne che dentro e fuori le istituzioni si sono moltiplicati nel corso degli anni. Grazie ad importanti disposizioni di legge, votate con il lavoro trasversale di donne appartenenti a diversi schieramenti politici, si è assistito anche ad un riequilibrio della partecipazione femminile nelle assemblee elettive e negli organi di amministrazione e di controllo delle società quotate. Si pensi alla legge 12 luglio 2011, n. 120 che ha disposto come il riparto degli amministratori da eleggere sia effettuato in base a un criterio che assicuri l’equilibrio tra i generi in maniera da garantire al genere meno rappresentato almeno un terzo degli amministratori eletti. O ancora alla legge 23 novembre 2012, n. 215, recante disposizioni volte a promuovere il riequilibrio delle rappresentanze di genere nei consigli e nelle giunte degli enti locali e nei consigli regionali;

leggi che hanno fatto da apripista ad una più larga partecipazione delle donne nelle assemblee parlamentari della scorsa legislatura, anche grazie ai numerosi movimenti di donne che hanno acquisito una crescente forza. La maggiore presenza femminile nel Parlamento italiano ha certamente contribuito alla grande stagione di riforme approntate nella scorsa legislatura. Diverse le misure approvate volte a contrastare la violenza contro le donne e a favorire la parità di genere nel mondo del lavoro, riconoscendo loro maggiori tutele. O ancora si pensi agli interventi in materia di parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive, incidendo sui sistemi elettorali presenti nei diversi livelli nazionale, regionale, locale e al Parlamento europeo;

rilevato, inoltre che,

sono state tre ricercatrici dello Spallanzani, Maria Rosaria Capobianchi, Concetta Castilletti e Francesca Colavita, ad aver isolato per la prima volta in Europa e per la terza al mondo il nuovo coronavirus. Un passo fondamentale per sviluppare terapie e possibile vaccino;

secondo i dati forniti da Linda Laura Sabbadini, direttrice centrale dell’Istat, i due terzi delle donne occupate, 6 milioni 440 mila su 9 milioni 872 mila, stanno continuando a prestare la propria opera perché impegnate in settori strategici, come il Sistema sanitario nazionale – dove i due terzi sono donne – e la cura domiciliare di anziani non autosufficienti, la scuola, la vendita di alimenti, i servizi bancari e assicurativi, i servizi nella Pubblica Amministrazione. Sono rimasti fermi, invece, proprio i comparti a più alta densità di presenza maschile, come l’industria e le costruzioni;

a quanto detto, si aggiunga che le donne a seguito delle misure di contenimento si sono trovate un ulteriore aggravio nei lavori di cura e in quelli domestici, con potenziali conseguenze negative di lungo periodo sull’occupazione femminile e sui già consistenti divari salariali di genere. Dato che per le occupate in smart working si traduce in un pesante sovraccarico di lavoro;

appare, pertanto, di tutta evidenza come nella fase di ripartenza del paese non possano e non debbano mancare lo sguardo, il pensiero e i saperi delle donne. E dunque task force composte in maniera schiacciante, laddove non anche esclusiva, da soli uomini, seppur autorevoli, non possono essere in grado di elaborare strategie e piani di rilancio del paese senza che queste siano pensate e condivise anche dal restante cinquanta per cento della popolazione;

perché la ripartenza sia anche un’occasione di rinascita e di innovazione, un’opportunità per correggere alcuni di quei limiti dell’economia e dell’organizzazione sociale che questa crisi straordinaria sta mettendo in evidenza, è assolutamente prioritario che le donne entrino nei luoghi delle decisioni e che questi siano contaminati in modo virtuoso dal loro punto di vista e da uno sguardo differente che ha già elaborato una prospettiva su modelli di produzione e consumo;

l’elaborazione delle donne ha ribadito la necessità di nuovi comportamenti culturali e sociali e prodotto paradigmi che prevedono l’investimento nella cura e nello sviluppo delle persone, un nuovo equilibrio tra tempi cura e di lavoro, un nuovo concetto di cura delle persone, dei beni e dei luoghi in cui viviamo, un nuovo modello di sviluppo sostenibile. Un patrimonio di cui l’Italia non può e non deve fare a meno proprio nel momento in cui si riscrivono le regole fondanti della società che verrà consegnata alle future generazioni;

impegna il Governo:

a integrare a tutti i livelli, a partire dal Comitato tecnico-scientifico e dalla task force per la fase 2, la composizione dei diversi organi citati in premessa in modo da assicurare una presenza adeguata di uomini e donne;

a garantire una rappresentanza femminile adeguata all’interno di qualunque ulteriore altra sede operativa si ritenga opportuno individuare.

VALENTE, FEDELI, BONINO, MAIORINO, CONZATTI, UNTERBERGER, FATTORI,

ROSSOMANDO, BINI, CIRINNA’, BITI, BOLDRINI, IORI, MESSINA ASSUNTELA,

PINOTTI, ROJC