Nuove e qualificate relazioni industriali e nuovi diritti e tutele per il mondo dei lavori in costante cambiamento. Ecco la nuova sfida a 50 anni dallo Statuto del lavoro.

50 anni fa, il 20 maggio 1970, veniva approvato lo Statuto dei Lavoratori. Frutto dell’impegno del ministro socialista Giacomo Brodolini prima e di Carlo Donat-Cattin poi, con la collaborazione del giuslavorista Gino Giugni, lo Statuto ha portato a compimento decenni di lotta per l’affermazione dei diritti dei lavoratori, facendo – come si disse allora – entrare la Costituzione nelle fabbriche.

Anche la Costituzione più perfetta e progressista ha però valore solo nella misura in cui vi sia un costume civile democratico e vi siano forze capaci di dare ad essa concreta attuazione e capaci di esprimere tutti i suoi contenuti di equità e rispetto tra impresa e chi lavora, nel nome della collaborazione e non del conflitto.

D’altro canto evoluzioni del mercato del lavoro come l’Industria 4.0, interconnessa e automatizzata, lo smart working e più in generale gli effetti rivoluzionari del progresso tecnologico e della globalizzazione non possono che determinare rapporti tra impresa e lavoratori che vadano oltre il conflitto e che si concentrino su una rete efficiente di servizi di formazione, orientamento, informazione e assistenza alla mobilità, per garantire sicurezza professionale ed economica a chi lavora.

Lo Statuto ha subito numerose modifiche ma resta e deve restare un pilastro del nostro sistema di contrattazione e di tutela dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, anzi è necessaria una spinta riformista che ampli le tutele e le differenzi, a seconda delle diverse tipologie e contratti di lavoro.

Ammortizzatori sociali, previdenza, diritto alla formazione permanente, alla partecipazione, politiche attive del lavoro, politiche di welfare che puntino a sostenere la condivisione tra donne e uomini, la condivisione tra vita personale e lavoro, nuovi diritti e condizioni per il lavoro in smart working, in special modo se svolto dalle donne. È necessario intervenire sulla normativa soprattutto rispetto al diritto di disconnessione, in modo che siano le lavoratrici a scegliere l’organizzazione dei tempi del loro lavoro, prevedendo comunque anche per loro il bonus baby sitting e introducendo misure ancora più stringenti rispetto a quelle previste per contrastare il fenomeno delle dimissioni in bianco.

Garanzie e diritti per le donne quindi, impiegate nei settori che oggi si presentano come i più vulnerabili di fronte a questa crisi, che svolgono i lavori più precari e meno pagati e proprio loro rischiano, anche in questa fase di ripresa, la perdita del lavoro e restano le più penalizzate nello smart working, trovandosi spesso ad occuparsi dei figli, della casa e dei genitori anziani.

Nuove e qualificate relazioni industriali e nuovi diritti e tutele per il mondo dei lavori in costante cambiamento. Ecco la nuova sfida a 50 anni dallo Statuto del lavoro.