Caso Leosini e violenza di genere: la responsabilità che serve alla Rai. Lettera aperta ai vertici

Dott. Marcello FOA

Presidente della RAI

Dott. Fabrizio SALINI

Amministratore delegato della RAI

Gentilissimi,


la corretta rappresentazione della dignità della persona con particolare riferimento alla figura femminile, la promozione di un’immagine reale e non stereotipata della donna, il contributo culturale alla lotta contro ogni forma di discriminazione e violenza di genere sono tutti obbiettivo che la Rai, come
servizio pubblico, ha e deve continuamente perseguire sia nella sua offerta informativa, come nel varietà, nella fiction, nell’infotainment. Il programma ideato, scritto e condotto da Franca Leosini su Rai 3 è un esempio di questo genere molto seguito e anche molto apprezzato dal pubblico. Proprio per questo c’è una responsabilità ancora maggiore nell’affrontare tematiche particolarmente sensibili come appunto la violenza di genere. La Rai deve assolutamente parlarne e farne parlare perché il fenomeno emerga, perché non resti confinato tra le mura domestiche e perché sempre più donne assumano consapevolezza e forza per denunciare. Ma nello scegliere come parlarne il linguaggio è fondamentale perché è attraverso il linguaggio che gli stereotipi si sconfiggono o si cristallizzano. Purtroppo con l’intervista del 14 giugno a Sonia Bracciale, condannata come mandante dell’omicidio del marito, accusato di violenza nei suoi confronti, la dott.ssa Leosini, professionista di solito sempre molto attenta e sensibile, ha contribuito a rilanciare pregiudizi sessisti, maschilisti e di matrice patriarcale. Esattamente quelli che impediscono spesso alle donne di denunciare i propri aguzzini. Nessuna donna è responsabile della violenza di cui è vittima. Nemmeno in quota parte come ha sostenuto Leosini parlando di “quoziente di responsabilità” nel non decidere di lasciare subito il consorte “al primo schiaffone”. Presumerlo significa, anche involontariamente, giustificare la violenza, legittimarne le ragioni che non ci sono mai. Nessun atto di violenza ha motivazioni legittime, soprattutto non ne ha nei comportamenti delle donne. Dispiace che nell’intervista di alcuni giorni fa a “La Stampa” la giornalista non abbia colto la gravità del suo intervento derubricandolo a “pensiero che corre sul filo della logica” espresso in un contesto colloquiale. Dispiace e preoccupa perché in realtà non è né logico né accettabile.
E’ pericoloso. Mi auguro che dai vertici dell’azienda a tutte le professionalità che hanno l’onore e l’onere di rappresentare il servizio pubblico, aumenti la consapevolezza del compito delicato, importante e anche difficile che si ha quando si entra nelle case delle persone e si parla al Paese. Servono competenza, studio, conoscenza e grande senso di responsabilità. Questa è l’ambizione su cui una grande azienda culturale come la Rai deve investire a tutti i livelli per essere davvero all’altezza del ruolo e della funzione che le è affidata.

Valeria Fedeli