Governo Draghi: il mio intervento in Senato nel giorno della fiducia

Presidente Casellati, Presidente Draghi, Ministre e Ministri, gentili colleghe e colleghi,

voglio innanzitutto ringraziare Lei, Presidente Draghi, per aver voluto mettere la sua competenza e la sua autorevolezza al servizio del Paese e delle urgenze sanitarie, sociali e di crescita che condizionano il nostro presente e le nostre possibilità di futuro. 

L’urgenza che il Presidente Mattarella ha evidenziato nel momento più difficile della crisi è tutta davanti a noi. E credo sia un bene prezioso per il Paese, da non disperdere, il fatto che quasi tutte le forze politiche abbiano voluto e saputo accogliere l’appello del Presidente, ritrovando quell’unità che tutta la storia politica della nostra Repubblica ci insegna essere decisiva nei momenti di particolare difficoltà. 

L’unità, il rispetto degli altri, nelle reciproche differenze, la ricerca di punti di contatto, la condivisione: si tratta di valori sempre più spesso sminuiti, sempre meno praticati, e che invece reputo fondamentali, cuore di ogni riformismo politico e anima di ogni comunità civile, coesa e solidale, capace di guardare al futuro con la prospettiva di un benessere diffuso, accessibile a tutte e tutti.

Questa è la sfida, e la responsabilità di tutte le forze politiche è quella, dopo la fiducia al Governo, di rinnovare la fatica dell’unità ogni giorno.

Per cambiare toni, modi di relazionarsi agli avversari, linguaggi. E per tornare finalmente a dare il buon esempio di un dialogo costruttivo e positivo, che superi estremismi, aggressività, personalismi.

Pur nelle differenze di valori e programmi – che non possiamo certo dimenticare ma che mai devono diventare barriere o veti – quello che conta è l’interesse generale, il bene dell’Italia, la vita delle donne, dei giovani, delle famiglie, delle lavoratrici e dei lavoratori, delle imprese e del terzo settore. 

L’urgenza è una condizione politica e l’unità è la risposta riformista e innovativa che serviva dopo la crisi della precedente maggioranza.

Ora l’unità deve vivere, anche attraverso la mediazione, ma intesa in senso politico nobile, senza mai perdere l’ambizione necessaria.

Innanzitutto nel contrasto della pandemia, che ha stravolto lo stesso concetto di urgenza, nostro come di tutto il mondo.

E poi sapendo guardare al Next Generation EU per quello che è: un’opportunità unica e storica in cui non possiamo fallire.

E per non fallire dobbiamo condividere e realizzare alcuni investimenti strategici, come lei ha chiaramente detto.

E ne vedo tre, coerenti con gli stessi obiettivi del programma europeo. 

Il primo riguarda quella che chiamo filiera della conoscenza: investimenti sulla scuola e su tutto il sistema di istruzione, a partire dai nidi, formazione e di ricerca, per puntare sulla conoscenza sia come fattore di crescita collettiva sostenibile, sia come strumento per i percorsi individuali, per poter trovare un lavoro di qualità, realizzare i propri progetti, essere cittadine e cittadini soddisfatti, consapevoli, partecipi della comunità, in una parola: cittadini attivi.

Il secondo investimento strategico è sulla modernizzazione del paese, su quelle sfide di transizione ecologica e digitale che sono pilastri del Next Generation EU e ora del governo italiano, come ben rappresentato, simbolicamente e concretamente, dai nuovi ministeri.

Sostenibilità e digitale hanno già trasformato il mondo, è ora di recuperare i ritardi e metterci in condizione di governare i cambiamenti. 

Il terzo investimento strategico è un investimento trasversale, insieme economico, sociale e culturale, presupposto e premessa indispensabile per ogni cambiamento che vorremo davvero realizzare: la parità di genere, a partire dall’occupazione femminile. 

Senza un piano straordinario del sistema Paese per aumentare il lavoro delle donne non ci potrà essere vera crescita e aumento del Pil e benessere delle donne e di tutta la comunità. 

Servono allora politiche trasversali di mainstreaming e di empowerment femminile, come effettivamente eravamo riuscite a inserire nell’ultima versione del PNRR, lavorando insieme donne e uomini, qui in Parlamento, qui in Senato.

Politiche trasversali che uniscano strumenti di investimento economico e fiscale, un nuovo modello di welfare, di infrastrutture sociali, di promozione attiva di pari opportunità, e un profondo cambiamento politico e culturale, nel senso del riconoscimento del valore e del rispetto delle differenze e quindi di una vera condivisione dei compiti e delle responsabilità tra donne e uomini. 

Lei, con il suo discorso, ha assunto un impegno davvero molto importante per la parità di genere.

La parità di genere non è questione delle donne, ma di tutti. Non serve alle donne, serve all’Italia.

Presidente Draghi, 

come ho già avuto modo di sottolineare, insieme a tante altre, da questo punto di vista il governo non è partito nel migliore dei modi. 

Attribuisco le responsabilità prima di tutto alle forze politiche, e voglio ribadire, con la sincerità e oggettività che mi contraddistingue, che ritengo il PD, il mio partito, non sia stato all’altezza, abbia perso un’occasione importante su un terreno su cui non bastano le parole e certo non servono né compensazioni né risarcimenti! 

Pur riconoscendo l’altissima qualità delle competenze individuali selezionate, non posso non notare, però, che anche le scelte che sono direttamente imputabili a Lei, Presidente, siano sbilanciate e non rispettose di quella parità di rappresentanza per cui così a lungo ci siamo battute, e continueremo a farlo.

Come ha scritto Linda Laura Sabbadini questo è un “tallone d’Achille” di questo Governo, che non possiamo dimenticare. 

Perché, cito:

“Abbiamo bassi tassi di occupazione femminile, sotto al 50%. Alti tassi di interruzione del lavoro in seguito alla nascita di figli, una su cinque. Blocco delle carriere femminili. Abbiamo un’alta frequenza di stereotipi di genere che frenano la valorizzazione delle risorse femminili. Il grande investimento nella formazione dovrà riguardare anche questo, cambiare i libri di testo dalle primarie, sviluppare role models, inserire le donne nei libri di storia, di letteratura, educare alla cura e al rispetto bimbe e bimbi, e così alle materie scientifiche. Un grande piano contro gli stereotipi di genere è fondamentale nel nostro paese. Parità di genere deve essere obiettivo strategico che permea tutte le politiche”.

Lo ripeto ancora una volta: chi chiede parità non lo fa in una chiave di parte, ma avendo a cuore proprio quell’interesse generale di cui parlavo, che solo una rappresentanza equilibrata può garantire. 

Di fronte allo scenario descritto e alla partenza non pienamente positiva su questo fronte del governo voglio però essere fiduciosa e combattiva. 

Fiduciosa e combattiva che nel merito delle scelte questo governo realizzi pienamente quella rappresentanza paritaria che nella sua formazione non si è vista.

Fiduciosa e combattiva che anche in questo senso riusciamo ad essere più europei, con politiche concrete di riduzione di ogni gender gap, e smettendo lo spreco di talenti, di competenze, di energie, di capacità politica, anche, delle donne e, in particolare, delle giovani donne. 

Ora è il momento di superare i limiti: i limiti culturali, i limiti strutturali, i limiti politici, i limiti di competenza, i limiti di rappresentanza. 

I limiti della separazione e della disuguaglianza.

La condivisione, credo si sia capito, per me è un punto politico centrale: una scelta in fondo semplice, ma che può risultare rivoluzionaria.

Ecco, Presidente Draghi, è il momento di costruire, intorno a questa unità e a questo senso di speranza che si è concentrato su di Lei e sul nuovo governo, un’Italia che sa condividere e vuole sperare e le dà fiducia: condividere le responsabilità politiche e istituzionali, condividere le occasioni di lavoro e i percorsi di carriera, le responsabilità genitoriali, condividere le opportunità in ogni campo e le scelte sempre.

Perché il futuro, quello, sì, è uno solo per tutte e tutti, e dovremo per forza condividerlo insieme.  

Grazie.