Serve un’alleanza che porti le donne al centro della nuova economia 4.0

Autore: valeria pubblicato il martedì, ottobre 25 th, 2016 · no Comments · In Donne ,News

pariodispare1Le donne nella quarta rivoluzione industriale: lavoro, welfare e sharing economy è il titolo dell’incontro organizzato dall’associazione Pari o dispare che si è tenuto ieri in Senato. 

Un bellissimo momento di confronto e di condivisione di prospettive a cui ho partecipato insieme ad Emma Bonino, tante donne – provenienti da mondi diversi – e molti uomini (sapete quanto sia importante per me la presenza degli uomini nella sfida per la parità di genere).

L’appuntamento di ieri è stato anche il primo passo per elaborare insieme una serie di proposte da sottoporre al Governo. Su questo il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali si è già detto disponibile ad avviare un confronto. 

Serve un’alleanza di associazioni, sindacati, aziende e istituzioni – per cui ho dato la mia piena disponibilità – per metterci in connessione e formulare proposte concrete. È importante parlare di parità di genere per affrontare il futuro e portare le donne al centro della nuova economia 4.0

pariodispare2

Il tema delle donne nella quarta rivoluzione industriale è centrale per lo sviluppo del Paese, ed incrocia probabilmente i due più grandi potenziali che l’Italia ha davanti: la rivoluzione della nuova economia, con il bagaglio di opportunità che si porta dietro e il tesoro troppo a lungo dimenticato che sono le sue donne. 

Due temi profondamente legati che tracciano una prospettiva interessante per il futuro: le nuove tecnologie, le possibilità che offrono in termini di nuove opportunità, flessibilità organizzativa e di lavoro.

Nell’economia di quella che viene definita “quarta rivoluzione industriale”, flessibilità organizzativa e conoscenze risultano fondamentali e proprio le donne sono la parte più formata del nostro Paese. Competenze che vengono costruite dalla collettività, che, però, restano inespresse o sotto-espresse a causa di un sistema di welfare inadeguato e di una serie di stereotipi che tuttora restano nel mercato del lavoro, come nella società. 

Per tantissimi anni abbiamo affrontato la questione dell’uguaglianza tra donne e uomini in termini prettamente valoriali, oggi però i dati ci dicono che se le donne non entrano appieno nel mondo del lavoro l’economia ne risente.

pariodispare3

Quanto la mancata uguaglianza, specie in termini di partecipazione al mercato del lavoro, sia una questione anche economica ce lo ha ricordato il rapporto McKinsey che ha calcolato quanto varrebbe la piena partecipazione femminile al mercato del lavoro: un tesoro che è calcolato essere pari al 26% del Pil globale, la ricchezza di Cina e Usa messe insieme, e che per l’Italia varrebbe svariati punti di PIL.

Secondo uno studio del Fondo monetario internazionale del 2013, il gender gap all’Italia costa circa 15 punti percentuali di PIL e le motivazioni principali, come facilmente prevedibile, hanno a che fare con gli inadeguati strumenti di welfare, specialmente riguardo alla conciliazione tra lavoro e vita privata e la condivisione delle responsabilità.

Per l’Italia questo tema è allo stesso tempo economico ed etico, perché i numeri sulla partecipazione delle donne al mercato del lavoro sono devastanti: da noi i tassi di occupazione femminile sono ancora tra i più bassi d’Europa, siamo il terzultimo Paese europeo per numero di donne occupate, davanti alle sole Grecia e Macedonia; le donne hanno posizioni lavorative inferiori ai colleghi uomini e sono discriminate anche nelle retribuzioni che, a parità di livello, sono inferiori. Il tutto a fronte di dati ottimi sull’istruzione: le donne infatti si laureano di più e meglio degli uomini.

Anche il peso di questo sulla crescita demografica non è da sottovalutare: porre le donne davanti alla scelta tra lavoro e figli non rappresenta solamente una violazione della loro libertà, ma fa si che, da un lato, nascano meno figli, dall’altro, che le donne lavorino meno.

Invece flessibilità e conciliazione dovrebbero riguardare donne e uomini, sia nelle responsabilità genitoriali che nei ruoli di cura

Secondo l’Istat, 800 mila donne, con l’arrivo di un figlio, sono state costrette a lasciare il lavoro, perché licenziate o messe nelle condizioni di doversi dimettere.

Per questo il tema e gli ostacoli che riguardano le discriminazioni delle donne nel lavoro vanno affrontate in modo prioritario, da tutte e tutti. 

Di fronte a questa situazione diventa evidente come la sfida di spalancare alle donne il mercato del lavoro sia centrale, e quanto non basti sperare nelle opportunità che questa quarta rivoluzione industriale ci offre. 

Serve agire, perché il potenziale delle donne e della nuova economia sappiano essere sfruttati e valorizzati insieme, perché entrambi rafforzino lo sviluppo del Paese. 

Sperare non basta, servono politiche integrate che sappiano partire dalla conciliazione e dalla condivisione, affinché le donne siano libere di godere delle opportunità del nuovo mercato e possano giocarsela alla pari con gli uomini. 

Essere liberamente donne e madri, imprenditrici, lavoratrici, professioniste, in un nuovo orizzonte di parità che lo Stato ha il compito di incoraggiare e sostenere.

In questi anni sono stai fatti passi in avanti, ma tanto c’è ancora da fare per portare il Paese nella modernità, ed in questo è fondamentale tenere assieme il lavoro delle istituzioni e della politica, assieme all’impegno della società civile, delle associazioni, dei gruppi di cittadini che hanno la consapevolezza di quanto la parità sia un valore fondante per uno sviluppo equo e sostenibile, come sottolineato anche dalle Nazioni Unite con l’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile, in cui sono elencati 17 macroboeittivi e 169 target specifici da raggiungere per costruire uno sviluppo che tenga conto di benessere economico e non solo, di sostenibilità ambientale e sociale, di qualità della democrazia e quindi della vita. Questa è l’agenda più avanzata per un modello di sviluppo di qualità, e pone, tra i 17 grandi obiettivi fino al 2030, al 5° posto sta l’uguaglianza tra generi, a testimoniare la sua centralità.

La parità di genere è la chiave per uno sviluppo più forte, più giusto, più equo.