Oggi ho portato il mio saluto alla presentazione del Portale di Documentazione LGBT dell’UNAR

Per presentare il Portale di cui oggi viene data una anteprima, occorre riprendere con chiarezza un punto di  partenza.
Bisogna dirlo in modo esplicito e senza esitazioni: la differenza è un valore. Non va tollerata, né accettata. Va riconosciuta e promossa.  É quanto ho tenuto a sottolineare anche in Senato, in occasione della nostra iniziativa per la Giornata mondiale contro la omofobia. Bisogna riconoscere che la differenza è una risorsa per tutti. Questa è la strada maestra, la novità per il grande pubblico. Ribadito però questo punto fondamentale, siamo qui anche per dire che il percorso non è facile e necessita di un grande impegno politico e culturale. L’Italia è in ritardo, come molti di noi sanno, e la società italiana è chiamata a fronteggiare difficoltà nuove perché i temi dell’orientamento sessuale e della identità di genere sono temi sui quali serve ancora lavorare molto per trovare le necessarie convergenze.
Diventa determinante allora dare una corretta informazione. La corretta informazione crea inclusione e favorisce una cultura di pace.
Una informazione seria e fondata smonta le manipolazioni e le speculazioni ideologiche. Serve a contrastare l’ignoranza che è la base del pregiudizio. Una informazione seria serve a creare dibattito e non rafforza i dialoghi tra sordi, le divisioni o, peggio, le barricate. In questa partita le istituzioni sono chiamate a svolgere un ruolo fondamentale, insieme ai media. Oggi presentiamo uno strumento prezioso che nasce dentro le istituzioni: il Portale lgbt.

E’ stato realizzato dal Servizio LGBT della Città di Torino, in qualità di segreteria delle rete Ready  (Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere) in collaborazione con UNAR. É stato inserito all’interno dell’Asse Comunicazione della Strategia Nazionale Lgbt. Strategia che – lo  ricordo – nasce dall’adesione al programma del Consiglio di Europa. Il portale svolgerà un ruolo chiave proprio perché è il primo portale istituzionale di documentazione scientifica sulle tematiche Lgbti (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, intersessuali). Include pagine tematiche, approfondimenti scientifici, panoramiche sulle normative nazionali ed europee, suggerimenti su filmografie e bibliografie, rimandi a ricerche nazionali ed internazionali.
A cosa serve? A fare stare tutti con i piedi per terra, a evitare la spettacolarizzazione sui temi dell’orientamento sessuale e della identità di genere a far comprendere meglio di cosa parliamo quando parliamo di omofobia e far cogliere i tantissimi e serrati legami che ci sono con il sessismo visto che i due fenomeni hanno la stessa matrice. Grazie alla recente pubblicazione del prof. Lingiardi [‘Bullismo omofobico. Comoscerlo per combatterlo’] sono a disposizione del pubblico italiano i risultati degli studi del noto ricercatore inglese, Ian River, che ha dimostrato come anche gli atti di bullismo omofobico e transfobico abbiano una chiara matrice sessista. É scritto a chiare lettere che anche il bullismo omofobico e transfobico è ‘una forma di violenza di genere’. Chi dà del ‘frocio’ a un ragazzino ha bene in mente il modello sessista del ‘maschio attivo e dominante’.

Allora questo portale deve servire a mio modo di vedere, proprio a tracciare il territorio di conoscenze di base dalle quali partire per combattere  la discriminazione e costruire una vera inclusione.   Di questi temi i media parlano troppo spesso in termini di violenza – aggressioni, bullismo, suicidi – parole che diventano lessico cittadino, scolastico, familiare. Politico. Parole che tendono a creare intorno alle persone lgbt un linguaggio di evitazione. Se i termini che definiscono lesbiche gay e trans sono parole poco note o parole tabù, o che fanno sussultare è chiaro che molte di tali persone possono scegliere di nascondersi, di restringere l’area della proprio libertà che è sancita, invece, dalla nostra Costituzione. Una corretta informazione va al cuore del significato delle parole e fa in modo che non suscitino più i fantasmi che popolano l’immaginario sociale quando si evocano le differenze. Una corretta informazione denuda le parole del loro alone caricato e fuorviante e le restituisce a noi come tasselli per costruire una cultura di pace e di accoglienza.

Il portale non a caso ha alle sue spalle un Comitato scientifico di alto livello che garantisce la serietà e la competenza dell’approccio ai temi (esperti e accademici come Bachelet, Vassallo, Saraceno, D’Amico, Rodotà, Maffettone, Mancuso, solo per citare alcuni). Il portale nasce oggi per rispondere a una urgenza: viene sollecitato all’Unar per affrontare sia il bullismo nelle scuole che le tante situazioni denuciate ogni giorno e che generano dolore e sofferenza. Il suo obiettivo è di essere strumento per famiglie, insegnanti, operatori sociali. Ma sono convinta che a consultarlo ci sarà in prima fila anche il mondo della politica. Su questi temi la politica ha bisogno di ‘sintonizzarsi’ ossia di trovare il tono giusto per affrontare le questioni fondamentali che riguardano l’orientamento sessuale e l’identità di genere. La politica ha bisogno di capire le proprie responsabilità rispetto a questi temi, ha la necessità di colmare un ritardo che non ci possiamo più permettere Un ritardo che compromette le vite di molti restringendo prospettive ed estinguendo speranze. Il portale Lgbt darà un grande contributo: servirà a individuare il confine netto tra libertà di opinione e pregiudizio. Siamo, quindi, dinanzi a una chiamata fondamentale per la politica, per i media, per il mondo della scuola, che non si può più eludere. E’ giunto il momento che ognuno faccia la propria parte.
Serve una chiara assunzione di responsabilità.
Per erodere la montagna delle discriminazioni. Per abbattere barriere e carceri. Per estendere gli angusti confini dentro i quali rischiano di vivere troppe persone lgbti, sia a causa dell’assenza dei diritti, sia perché spinti dal bisogno di sfuggire alle discriminazioni. Abbiamo la responsabilità di costruire per tutti spazi di libertà, a cominciare dal diritto al significato corretto delle parole.

Roma, 4 giugno 2015
Sala Monumentale della Presidenza del Consiglio dei Ministri