L’esperienza di SOStegno donna, un modello d’intervento per il contrasto alla violenza di genere nei Pronto Soccorso italiani, presentata alla Camera dei Deputati da We World, è di grande valore.

Innanzitutto per la scelta di fornire concreto supporto alle donne vittima di violenza a partire da ospedali e pronto soccorso, che coglie un’evidenza fondamentale: quelli sono i primi luoghi di contatto tra chi subisce violenza e le istituzioni ed è decisivo che questo primo contatto permetta alle donne di ritrovare accoglienza e supporto, oltre che assistenza medica.

Il modello SOStegno donna evidenzia e valorizza quanto sia importante lavorare, da subito, sulla fiducia da riscoprire: la fiducia negli altri, la fiducia nelle strutture di sostegno, la fiducia in se stesse.

Ecco perché è decisiva la collaborazione tra personale medico e paramedico e le operatrici degli sportelli, in modo da garantire quella effettiva presa in carico che può aiutare ciascuna donna ad iniziare a ritrovare dignità, sicurezza e autonomia di scelta.

Proprio l’interazione tra attori diversi permette un percorso di sostegno e accompagnamento strutturato, che parte dalla prima assistenza e segue le donne nella ricostruzione di una rete sociale.

Questo è importante perché si inserisce nell’ottica di una strategia condivisa e una governance complessiva delle politiche da adottare e delle azioni da attivare.

La violenza maschile sulle donne non è frutto di raptus o momenti di follia. È invece un fenomeno strutturale, determinato da quella cultura di potere e possesso, di dominio dell’uomo sulla donna, che crea discriminazioni, che determina i rapporti di potere, che da sempre governa il mondo.

Una cultura che dobbiamo cambiare.

Occorre superare stereotipi e pregiudizi, cambiare il linguaggio, educare al rispetto e al riconoscimento del valore delle differenze, realizzare una nuova, piena condivisione tra donne e uomini sia nella sfera privata che in quella pubblica e professionale.

È una sfida a tutto campo che deve unire Istituzioni, scuole, media, società civile, singole cittadine e singoli cittadini, imprese, associazioni.

Dobbiamo riconoscere, tutte e tutti, che quella per la parità di genere è una sfida per la piena cittadinanza di ogni persona, per una società più giusta, più dinamica, davvero sostenibile.