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298997_10151343296147074_858170811_n“La vita media continua ad allungarsi” – “Qualcuno la avvisi che non c’è trippa per gatti”.

É lo scambio di una vignetta di Altan, che riesce al solito a raccontare in due battute un fenomeno che sta modificando nel profondo il nostro panorama sociale.

Il 20% della popolazione italiana ha ormai più di 60 anni. Circa il 6% più di 80. Secondo Eurobarometro il 52% degli italiani è preoccupato per l’invecchiamento della società, un dato sensibilmente più alto di quanto accade nella media europea (ferma al 42%).

La rivoluzione demografica in atto, con la crescita dell’aspettativa di vita e la riduzione del tasso di natalità, ha portato anche l’Italia, come tutte le società più avanzate, a doversi misurare con l’invecchiamento della popolazione. Entro il 2060 in Europa gli over 65 anni saranno il doppio delle persone in età lavorativa. Ma mentre in altri paesi gli anziani ricevono attenzioni e servizi, da noi nessuno dei governi che si è succeduto negli ultimi anni è riuscito a occuparsi del tema in modo concreto ed efficace.

I dati emersi da un’indagine dello SPI descrivono chiaramente la preoccupante tendenza a diminuire gli investimenti per gli interventi sociali, che negli ultimi 5 anni hanno perso il 75% delle risorse.

Prima il governo Berlusconi ha volontariamente operato per distruggere il welfare, poi Monti ha usato il rigore per imporre tagli e tasse, rendendo la vita delle persone e degli anziani davvero difficile, quando non impossibile come per gli esodati.

Le retribuzioni sono ferme e crolla il potere d’acquisto di salari e pensioni. Per la prima volta dal 1995 l’inflazione doppia i salari, che sono ormai a livelli assolutamente non adeguati. E inoltre  vengono tagliati sempre più i servizi di cura e assistenza domiciliare. E quelli per le autosufficienze sono stato aboliti del tutto, e vanno urgentemente ripristinati.

Quello che in Italia non si è ancora capito è che la spesa sociale non è un costo ma un investimento: un volano dello sviluppo e della crescita economica del paese, per creare lavoro, aumentare reddito e consumi, rispondere ai bisogni delle persone, creare benessere e coesione sociale.

Per questo servono politiche incisive per l’invecchiamento attivo, come già indicato dall’Europa e dalla strategia di Lisbona 2020.

I più anziani sono un patrimonio per tutto il paese. Innanzitutto in termini economici, come riserva alle mancanze del welfare: negli ultimi dieci anni i nonni che aiutano figli e nipoti sono cresciuti dal 32 al 48%.foto1

Ma gli anziani sono soprattutto un patrimonio civile, culturale e sociale. La nostra cultura ha smesso di guardare a chi invecchia come una miniera di esperienza, conoscenza, spirito civico e di servizio. Si guarda invece sempre con maggiore diffidenza agli anziani, come se fossero la causa dei mali del paese. Si è giocato e si continua a giocare sulle difficoltà delle persone, alimentando tensioni e conflitti, anche tra generazioni, piuttosto che ricercare una solidarietà che unisca la comunità di fronte a sfide che sono comuni.

Ho spesso detto che il futuro è di tutti, ma è uno solo. Per questo in ogni campo e in ogni occasione dobbiamo produrre il massimo sforzo per condividerlo, per affrontarlo insieme e positivamente. E il futuro, che indubbiamente appartiene ai giovani, non può fare a meno degli anziani.

Gli anziani – e noi militanti e iscritti dello SPI ne siamo conferma quotidiana – sono una componente essenziale della nostra democrazia, sono memoria di diritti, battaglie e conquiste. Sono la storia che non possiamo dimenticare, sono il presente da vivere meglio. Sono il futuro per cui dobbiamo ritrovare coraggio e speranza.

Nella prossima legislatura, in cui avrò l’onore di rappresentare il Paese dai banchi del Senato, dovremo essere capaci di attivare quel piano di interventi per realizzare una società adatta a tutte le età: mercato del lavoro, inclusione digitale, volontariato, apprendimento permanente, salute, protezione sociale.

É uno degli impegni del PD per il prossimo governo, è un impegno che assumo personalmente: valorizzare il contributo che gli anziani possono offrire alla comunità, permettendo loro di vivere in modo sano e gratificante e svolgere un ruolo positivo nella società.

 

                                        Valeria Fedeli