Esprimo la mia soddisfazione per una storica intesa approvata ieri al G8 contro lo stupro di gruppo usato come arma di guerra. Il G8 ha deciso di investire 35 milioni di dollari per finanziare il programma di contrasto allo stupro nei conflitti.

L’iniziativa è partita per stimolo del governo britannico, che ha scelto di caratterizzare il semestre di presidenza del G8 anche per il contrasto allo stupro come arma, lanciando la campagna Fermiamo la violenza sessuale nei conflitti.

La campagna era stata presentata a Roma il 20 febbraio 2013, in una conferenza-dibattito promossa l’Ambasciata britannica, con il patrocinio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e di Roma Capitale, e con la collaborazione di Snoq? e di Avvocati senza frontiere, cui avevo partecipato anche io, unico esponente politico e unica candidata presente.

Lo stupro come arma nei conflitti è tragicamente divenuto fenomeno diffuso, arma usata dagli anni ’90 per distruggere intere comunità, dalla Bosnia alla Somalia, dal Ruanda alla Libia.

Non è più tollerabile che al mondo accadano cose simili. La comunità internazionale deve intervenire per far cambiare mentalità, irrigidire le norme, punire severamente – in modo esemplare – chi si macchia di violenze simili. Ecco perchè l’iniziativa del governo britannico è davvero importante, per trovare strumenti concreti per sicurezza e sostegno alle donne, ma anche per rilanciare informazione e consapevolezza dell’opinione pubblica, necessaria a determinare quel cambio di mentalità che i paesi più avanzati devono saper guidare in tutti i contesti nazionali e internazionali.