Io non partecipo al toto nomi per il Quirinale, perché lo trovo irrispettoso nei confronti delle persone e perché credo davvero che non debbano esserci né veti, né tentativi di bruciare questa o quella candidatura. Penso che in questo momento la politica debba dare un segnale importante agli italiani: concentrarsi nell’elezione, già al primo scrutinio, di un Presidente della Repubblica di alto profilo e di garanzia, attraverso una larga condivisione.
Credo che il bene del Paese sia di arrivare all’elezione di un Presidente della Repubblica di alto profilo istituzionale, che parli al Paese e all’Europa, attraverso un processo di larghissima condivisione tra le forze politiche. Auspico poi che sia un nome femminile, perché ciò andrebbe incontro alla profonda richiesta di cambiamento e innovazione che le elezioni ci hanno consegnato. Anche in questo caso non faccio nomi, perché credo che ci siano tre, quattro, cinque donne che possiedono le caratteristiche che ho elencato.
Su ciò che accadrà dopo l’elezione del Capo dello Stato è inutile e dannoso mettere il carro davanti ai buoi. Il prossimo Presidente della Repubblica farà le sue proposte, di fronte alle quali  ciascuna forza politica si assumerà le proprie responsabilità. Resta il fatto che l’elezione del Capo dello Stato e il governo sono per noi due questioni distinte. E che pensare alle elezioni mi fa venire i brividi: l’Italia ha bisogno di un esecutivo politico che affronti le priorità della vita quotidiana dei cittadini, cioé il lavoro e l’economia e che riformi la legge elettorale.