La tragedia umana e del lavoro avvenuta in una fabbrica tessile del Bangladesh va denunciata come orribile responsabilità di tutti quegli imprenditori che sono coinvolti. Siamo di fronte ad un modo violento e inaccettabile di fare impresa, senza rispetto della vita delle persone, e delle donne, nei luoghi più poveri del mondo.

Senza rispetto di quelle regole stabilite dall’organizzazione mondiale del lavoro che dovrebbero essere rispettate in un mondo che si dice civile. Tutto ciò chiama a responsabilità anche le nostre istituzioni e il nostro ruolo politico. E ci impone di riprendere e definire in tempi rapidi, in sede europea, l’obbligo di etichettare tutte le merci che entrano nel nostro continente e in Italia, di definire la tracciabilità  e la trasparenza dei processi dei prodotti italiani.

Anche per questo continuo a sottolineare l’importanza dell’etichettatura volontaria, sostenuta e promossa dallo Stato: quella del made in Italy. Io spero non ci siano imprese Italiane coinvolte nella inaudita tragedia asiatica. Se così non  fosse saremmo in presenza di un fatto gravissimo per l’industria italiana. Presenterò nei prossimi giorni il disegno di legge per realizzare il marchio Made in Italy.
È necessario promuovere imprese sane e corrette nella competizione sostenibile in campo globale ed è urgente contrastare chi sfrutta il lavoro per arginare la contraffazione delle merci che nasconde il più bestiale e inaccettabile volto del capitalismo globale.