Il Governo ha avuto una genesi complessa, dovendo rispondere a due mesi di stallo del Parlamento e poggiando su una maggioranza impensabile alla vigilia delle elezioni.

Nasce sulla scia delle priorità, morali e tematiche, che il Presidente Napolitano ha indicato nel suo discorso alle Camere.

É chiamato a rispondere alle emergenze economiche e sociali del Paese, alle persone in carne ed ossa che vivono difficoltà quotidiane. Ai lavoratori che rischiano il posto, o che non sanno se la cassa integrazione alla quale sono costretti, sarà rifinanziata, o ancora che, addirittura, il lavoro non ce l’hanno proprio, ai precari, agli esodati, alle imprese lasciate senza sostegno, alle famiglie.

E poi deve sanare quella colpa delle forze politiche nella passata legislatura, richiamata duramente dal Presidente della Repubblica, vale a dire fare le riforme, quelle istituzionali, quelle della politica, quella di una nuova legge elettorale.

Ha ragione il Premier quando ricorda che per cambiare la politica, per ridurre il senso di ingiustizia e di rabbia verso le istituzioni, occorre partire dall’autocritica.

Eliminare le retribuzioni dei ministri quando sono anche parlamentari è un primo segnale, poi molto andrà fatto per ridurre privilegi ingiusti e sprechi, pur senza cedere ai sentimenti più beceri che pure animano segmenti di cittadinanza. Bisognerà  anche cancellare l’attuale legge sul finanziamento dei partiti.

Non ci sono scorciatoie per trovare le risposte giuste, non ci sono sentieri presegnati da seguire. E non è neppure pensabile un ritorno alle urne nelle condizioni economiche e sociali in cui versa il Paese e con questa legge elettorale.

Ecco, quindi, che la sfida inedita alla quale siamo chiamati, parlamentari e forze politiche, ci costringe, senza alcuna alternativa possibile, qui ed oggi, a trovare, con questo Governo, quelle risposte che il Paese ci chiede e, per quanto ci riguarda come Pd ad assumerci pienamente la responsabilità che ci compete.

Il Governo ha già segnato la direzione della sua azione, ed è quella che unisce responsabilità e cambiamento.

Ma dovrà sapersi muovere fuori dagli schemi tradizionali di un bipolarismo, purtroppo in crisi, spero – e mi batterò in questo senso –  non irreversibile, non solo sapendo far fruttare, per l’interesse del Paese, la larga maggioranza che lo sostiene, ma anche mostrando il coraggio e la forza per innovare, per disegnare nuove strade sul paesaggio sociale arido e duro che abbiamo di fronte.

La formazione del Governo, unendo competenze riconosciute e giovani, lascia bene sperare, come è positiva la presentazione fatta dal premier Letta.

È questo il Governo con la maggiore presenza di donne di sempre.

Grazie al Presidente Letta e a chi sostiene il Governo per aver condiviso questa scelta. Una scelta che sono convinta permetterà al Governo di caratterizzarsi come attento e sensibile a tutto ciò che si muove nella società e a chi ha meno, alle vecchie e nuove povertà. E anche con una capacità pragmatica, di affrontare i problemi e trovare le soluzioni.

Sono convinta che le donne possano essere la condizione fondamentale  per l’azione di cambiamento da praticare: le donne del Governo, cui va il mio speciale augurio, insieme alle tante che siedono tra i banchi di Camera e Senato e alle cittadine che hanno voglia di impegnarsi per cambiare l’Italia.

Questo Governo nasce, poi in particolare, con un fortissimo tratto europeo ed europeista, attento alle difficoltà degli ultimi, deciso a rilanciare la crescita, a ridurre il divario tra Nord e Sud, a puntare sul made in Italy come prospettiva di sviluppo e di identità del Paese. E questo è l’orizzonte chiaro, giusto ed in grado di ridare speranza e fiducia ad un Paese seriamente in difficoltà.

Il Governo ha raccolto intorno a sé molte aspettative, insieme, perché non dirlo, a delusioni, scetticismi ed incredulità ancora cocenti.

Non è il Governo che si immaginava quando si è votato, ma rappresenta una sfida da vivere con senso di responsabilità, senza pregiudiziali, con un intelligente ruolo del Pd, cooperativo, costruttivo e anche competitivo, con una costante e quotidiana attenzione a sostenerne l’azione di cambiamento.

Non demonizzo, ovviamente, nessuna voce di dissenso, ma non ci sono alternative: chi, deputato o senatore, ha davvero interesse a cambiare  il Paese, non è mosso da piccoli calcoli di parte, sente alta – e certamente gravosa – la responsabilità del mandato popolare ricevuto, come indicato dalla Costituzione, ha oggi il compito, anche dall’opposizione, di dialogare nel merito con il Governo e sostenerlo nelle azioni concrete che saprà proporre.

Non un sostegno acritico, certo, ma, anzi, un sostegno molto attento, molto concreto, costruttivo e positivo. La fiducia data al Governo deve essere una fiducia con gli occhi aperti.