Oggi sono intervenuta al dibattito di presentazione del rapporto “I.T.A.L.I.A. Nuove geografie del Made in Italy” al seminario di Symbola a Treia.

Ecco il mio intervento.

Abbiamo di fronte, come Paese, molte urgenze sociali, economiche, di sistema.

Gli squilibri che penalizzano l’Italia sono stati accentuati dalla crisi, e ci troviamo sempre più schiacciati su ritardi, debolezze strutturali, diseguaglianze ormai croniche.

 

La nostra credibilità nel mondo ha subito duri colpi, ed il lavoro di recupero che il governo sta compiendo con i partner europei è prezioso e mostra già i primi risultati.

Quello che non ha subito arretramenti è il brand Italia: il riconoscimento di cittadini, consumatori e turisti di ogni parte del mondo dei valori che esprimiamo, della qualità della vita e della qualità delle nostre produzioni.

 

Lo si vede con evidenza dai dati sulle esportazioni, terreno nel quale la competitività italiana ha saputo resistere, superare la crisi e rilanciarsi.

Le esportazioni hanno raggiunto nel 2012 il 30% del PIL (dati Istat) ed ormai dal 2010 i settori che esportano sono quelli che più crescono in Italia.

Secondo il Trade Performance Index (Tpi) del Wto, indice basato sui risultati concreti ottenuti sui mercati, l’Italia nel 2010 – dopo l’anno nero 2009 – era già seconda dopo la Germania.

 

Lo dicono anche i dati del Rapporto presentato oggi: chi investe su qualità e driver del futuro si dimostra capace di vincere le sfide della competizione globale.

Chi investe in innovazione primeggia, come dimostrano i primati in settori come robotica, biotecnologie, neuroscienze.

Chi ha scelto la sostenibilità ambientale e la green economy ugualmente ha trovato in questo investimento un fattore di rafforzamento sui mercati internazionali: che il 37,4% delle imprese green – come evidenziate nel Rapporto – esporti, quando il dato medio è del 22%, è un indicatore chiarissimo su quanto l’economia verde sia un investimento vero e redditizio.

 

Interessante poi il dato del rapporto sulle produzioni culturali, che crescono anche nel 2012: tante imprese, tanti lavoratori, tanta produzione di valore, tanta attrazione turistica. E notate giustamente nel rapporto che si tratta di un patrimonio al servizio di tutto il paese, che agevola la riconoscibilità e la forza del made in Italy.

 

Il made in Italy è il nostro modello vincente, radicato nelle filiere e nei distretti delle nostre eccellenze produttive.

La nostra manifattura è stata e continuerà ad essere il motore del Paese, la nostra garanzia di qualità, l’esperienza produttiva diffusa e condivisa su cui fondare il futuro.

 

Come emerge dal rapporto la nuova geografia del made in Italy è complessa. Ai settori tradizionali, come il tessile, il mobile, l’agroalimentare, i beni culturali, si aggiungono meccanica, tecnologie, strumenti per la navigazione aerea e spaziale: settori nuovi che dimostrano la capacità del nostro tessuto industriale di aggiornarsi e rilanciare.

 

Ora dobbiamo passare da una fase di rilancio lasciata a singoli settori o singole imprese, ad un investimento generale, rinnovato e strategico, per dare al paese serie politiche industriali, anche per affrontare l’emergenza di quel 40% di disoccupazione giovanile che pesa come un macigno su qualsiasi nostra ambizione.

Dire politiche industriali significa scegliere i fattori che riteniamo decisivi per dare l’impronta alla crescita che vogliamo determinare. E i fattori sono proprio ricerca, innovazione, qualità, sostenibilità.

Fattori su cui investire anche in termini formativi e culturali, per ridefinire nell’immaginario collettivo una reale e positiva rappresentazione del lavoro manifatturiero, del lavoro nelle filiere delle nostre eccellenze produttive, dove si produce ricchezza, si rendono vivi valori, si contribuisce a rendere forte il Paese.

Fattori che già caratterizzano il made in Italy.

 

Il made in Italy è un modello di qualità dei processi produttivi fatto di competenze diffuse, operaie e artigiane, di stile e creatività, di gusto e passione imprenditoriale, di tradizione e innovazione. È un modello di sviluppo etico e sostenibile, rispetto dei diritti e della salute dei lavoratori e delle persone, ricerca, innovazione, green economy, valorizzazione dei beni culturali e naturali.

 

Il made in Italy non è solo una serie di prodotti, nè tantomeno un settore legato solo al lusso, ma è invece un sistema di valori radicato e diffuso.

Chi osserva, consuma, acquista un prodotto made in Italy sceglie di condividere con noi un pezzo di noi stessi, sceglie un po’ di Italia per arricchire la sua vita.

Il made in Italy funziona proprio perché unisce nell’esperienza e nell’immaginario dei consumatori di tutto il mondo qualità produttiva e qualità della vita.

 

Deve essere chiaro, però, che l’unico modo per valorizzare davvero la nostra qualità, anche nella competizione globale, è scegliere la dimensione europea come nostra dimensione naturale, puntare sulla costruzione degli Stati Uniti d’Europa, per competere portando nel mondo crescita, buona occupazione, sviluppo sostenibile, rispetto delle regole e dei diritti sociali, ambientali, del lavoro, umani. Voglio inoltre ricordare il grande impegno di tanti imprenditori e lavoratori che hanno accettato, con coraggio, la sfida dei mercati aperti, in un mondo ormai globalizzato. La sfida di questi anni è stata quella di puntare su qualità e innovazione, sapendo coniugare creatività, bellezza e stile, con le capacità manifatturiere, artigiane e industriali. Nel momento di crisi che stiamo attraversando è quanto mai fondamentale difendere e rilanciare il valore della filiera tessile e moda, un modello di qualità dei processi produttivi fatto di competenze, tradizione e innovazione. È il momento – deve esserlo – di puntare sulla crescita, sugli investimenti, pubblici e privati, su nuove e strategiche politiche industriali, a livello comunitario e nazionale, fondate su ricerca, innovazione, sostenibilità etica e ambientale.

Il Sistema Moda Italiano è ancora in sofferenza, con un calo di fatturato nel 2012 del 4,7% (rispetto al -4,5% del manifatturiero nazionale). Eppure, qualche timido spiraglio si inizia a vedere: a gennaio di quest’anno, infatti, il fatturato interno è calato del 7%, mentre l’export ha registrato un deciso miglioramento, con un +6,8%. Reinvestire nella manifattura, dando valore a chi compone la filiera, alle piccole aziende e alle competenze diffuse, è determinante per rilanciare l’impresa nel nostro Paese. Si tratta, insomma, di valorizzare questa straordinaria risorsa, la nostra più straordinaria carta di identità nel mondo. Il made in Italy è un modello di competizione che significa sviluppo etico e sostenibile, dobbiamo valorizzarlo e proteggerlo. La tracciabilità deve essere una sfida da vincere, per informare e garantire la sicurezza di lavoratori e consumatori e valorizzare le filiere e le tante piccole imprese che producono italiano.

Servono poi regole di reciprocità nei mercati internazionali, per garantire serie ed eque relazioni commerciali e combattere la concorrenza sleale che subiscono le nostre produzioni. Deve essere chiaro, in questo senso, che l’unico modo per valorizzare davvero la nostra qualità produttiva, anche nella competizione globale, è scegliere la dimensione europea come nostra dimensione naturale. Se scegliamo il made in Italy come modello di produzione e benessere, esso sarà motore del rilancio della nostra economia e del nostro ruolo nel mondo.

 

L’UE è l’unico ente sovranazionale che ha la storia, la credibilità, la forza diplomatica e politica per proporsi come modello e guida etica per i percorsi dell’economia globale, modello dentro il quale rilanciare il made in Italy.

 

Il made in Italy è la cornice che definisce il nostro passato e dentro la quale possiamo ritrovare il filo per raccontare e costruire il futuro, per ritrovare il senso di noi stessi e il nostro posto nel mondo.

Ecco perché il made in Italy mi sembra il modello più forte, più nostro, più unico, più promettente che abbiamo in dote.

Ecco perché mi è capitato di parlare del made in Italy come un sogno: un sogno che già esiste e che dobbiamo sostenere e valorizzare.

Ecco perché il made in Italy è un programma per il futuro del Paese.

Grazie.