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Le mie dichiarazioni stamattina a “Prima di tutto” su Radio 1, sull’assemblea del PD e sul videomessaggio di Berlusconi.

Oggi iniziamo l’Assemblea congressuale e mi auguro che non solo vi siano date e regole certe per il Congresso ma che rimettiamo al centro l’Italia e decidiamo cosa vogliamo fare del Pd e dell’Italia. Renzi fa bene a pungolarci, ma anche lui deve farci sapere quali sono le sue proposte di merito sull’economia, sul lavoro, sul ruolo dell’Europa e deve dirci che partito e che Italia vuole. Io penso sia giusto fare come Bersani, e quindi la si metta nello statuto: il segretario di un partito è candidabile per essere il premier del Paese, ma questa scelta non è automatica e comunque dovrebbe ovviamente lasciare la carica di segretario una volta eletto premier.

 

In tanti siamo rimasti colpiti dalle parole che Berlusconi ha rivolto alla magistratura, con termini impropri per cui anche il Presidente del Consiglio ha considerato doveroso stigmatizzarle. Se ciò fosse accaduto in moltissimi altri Paesi d’Europa le persone coinvolte, soprattutto se avessero avuto una forte rappresentanza politica, fossero stati premier, non avrebbero mai espresso quei termini nei confronti di uno dei pilastri della democrazia e dello stato di diritto. Quindi importante la posizione del premier Letta, che peraltro mi aspettavo, perché era davvero troppo forte, sbagliata, impropria la posizione presa da Berlusconi nel videomessaggio. Nel quale peraltro ha detto in modo forte cose che dice da tempo, lo scontro con la magistratura è da sempre un suo tema preferito, e il suo discorso è stata una chiamata verso la parte che lo sostiene, con la modalità dello scontro con la magistratura che crea una cultura sbagliata nel rapporto con le sentenze e con le leggi, che vanno invece rispettate.

 

Vi segnalo inoltre un articolo di Massimo Muchetti sul Corriere di oggi, che pone un punto fondamentale: il cuore del nostro Congresso, al di là del dibattito su regole e leadership, devono restare i contenuti. A partire all’uguaglianza che in questo momento mi pare un tratto distintivo decisivo, c’è da ricostruire un senso di comunità accogliente basato sull’equità, integrazione, coesione, diritti, libertà, valore delle differenze. Anche il lavoro e la crescita dovranno essere le priorità su cui il Congresso dovrà confrontarsi, ad esempio ripensando il nostro modello di sviluppo come modello di crescita etico, votato all’innovazione non solo italiano ma europeo. Perché l’Europa è per noi l’unica dimensione possibile in un contesto della competizione globale. Insomma serve un dibattito aperto, critico, e, soprattutto, propositivo per guardare al futuro, alla missione che diamo al Paese.