L’approvazione da parte della Commissione mercato interno del Parlamento europeo dell’articolo 7 per la regolamentazione dei prodotti   “made in”  che prevede l’indicazione di origine obbligatoria è un risultato importantissimo per i consumatori europei e per l’industria manifatturiera.

Esso infatti risponde alla necessità di individuare dove un prodotto è stato fabbricato ai fini della sua piena tracciabilità e, quindi, ad una maggiore responsabilizzazione di autorità di controllo e produttori e segna una grande differenza rispetto alla proposta sul “Made in” del 2005 che imponeva la marcatura solo ai prodotti importati dai Paesi terzi. In questo modo l’Europa sceglie di sostenere la manifattura dando forza al nuovo regolamento comunitario per la sicurezza dei prodotti e la tutela dei consumatori, sostegno che abbiamo sollecitato anche nei giorni scorsi con una serie di incontri su questo tema che si sono svolti a Bruxelles con la delegazione del Senato. Dunque le azioni serie e sinergiche fatte, sia a livello europeo che italiano, dimostrano la capacità di sapere convincere e coinvolgere. Un lavoro importante fatto dai parlamentari europei della delegazione Italiana. Il risultato di oggi, costituisce un fondamentale risultato per il nostro Made in Italy, che è il terzo asset mondiale, di valore inestimabile. Ora anche in Italia servono scelte di politiche a sostegno e promozione deille nostre eccellenze nei mercati globali.

La proposta di regolamento sulla sicurezza dei prodotti di consumo, che abroga e sostituisce due precedenti direttive, è stata presentata dalla Commissione europea il 13 febbraio scorso, per iniziativa del commissario all’Industria Antonio Tajani.

Il regolamento è stato approvato il 17 ottobre dalla Commissione per il Mercato Interno del Parlamento europeo a larga maggioranza (27 voti  a favore, 7 contro e 5 astenuti). Adesso il dossier passa all’esame del Consiglio.

L’articolo 7 della proposta di regolamento sulla sicurezza dei prodotti prevede che:

1. I fabbricanti e gli importatori appongono sui prodotti un’indicazione del paese d’origine del prodotto o, se le dimensioni o la natura del prodotto non lo consentono, tale indicazione è apposta sull’imballaggio o su un documento di accompagnamento del prodotto.

2. Al fine di determinare il paese d’origine di cui al paragrafo 1, si applicano le regole d’origine non preferenziali di cui agli articoli da 23 a 25 del regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio, del 12 ottobre 1992, che istituisce un codice doganale comunitario.

3. Se il paese d’origine di cui al paragrafo 2 è uno Stato membro dell’Unione i fabbricanti e gli importatori possono far riferimento all’Unione o a un determinato Stato membro.

 

La proposta di regolamento, che comunque dovrà essere approvata dalla plenaria dell’Europarlamento, passa ora all’esame del Consiglio Ue, dove si prefigura il solito scontro – già verificatosi in un precedente tentativo, arenatosi negli anni scorsi – fra i paesi cosiddetti “liberisti” del Nord Europa, che proteggono soprattutto gli interessi del commercio e della grande distribuzione, e gli altri, Italia in testa, favorevoli al “made in” per consentire al consumatore una scelta informata, come già avviene per la buona parte dei prodotti alimentari.