L’incendio di Prato, dove domenica scorsa sono morti sette lavoratori cinesi, è una tragedia che non si deve ripetere. Purtroppo non si tratta di un caso isolato poiché il distretto pratese rappresenta l’area più ampia di lavoro nero e sommerso che esista nel Nord e Centro Italia, nella quale sono impiegati fra i 20mila e i 40mila cinesi. Uno spazio di illegalità dove le persone vivono e lavorano in condizioni di sfruttamento e schiavitù. È necessario muoversi subito con strumenti di prevenzione e controllo. Per questo abbiamo presentato in Senato un’interrogazione urgente firmata da esponenti politici di diversi partiti, di cui sono prima firmataria, nella quale si chiede al governo la predisposizione di un piano nazionale straordinario, efficace ed effettivo, di contrasto al lavoro nero e sommerso, l’introduzione di disposizioni normative in grado di conciliare misure di carattere giuslavoristico, fiscale e industriale ma anche volte all’integrazione della comunità cinese nel nostro tessuto economico e sociale. Lo scopo è quello di favorire la riemersione del lavoro illegale potenziando l’attività ispettiva nei territori interessati, puntando su una vera politica industriale per quel distretto e avviando un dialogo che veda protagoniste le autorità dei due Paesi e passi, però, anche dentro la società civile. E’ necessario assicurare la tempestiva apertura di un tavolo di concertazione che affronti, con tutti i poteri dello Stato, con le associazioni di categoria e i sindacati, quella che è ormai una realtà extranazionale ed extralegale di sfruttamento e schiavitù nel cuore dell’Italia, promuovendone così la trasformazione in una grande occasione di crescita, di sviluppo e di integrazione.