Oggi è uscito su Europa un mio articolo, che commenta i dati pubblicati da FutureBrand, e ripresi lunedì dal Sole 24 ore, che testimoniano che il made in Italy è scivolato al quinto posto tra i brand nazionali globali.

È più di un campanello di allarme per il nostro brand-paese: l’Italia -a differenza dei competitor globali -non sa valorizzare tutti quei marchi di eccellenza che sui mercati ci stanno ogni giorno con fatica, passione e successo.
Valorizzare il made in Italy, invece, dovrebbe essere un obiettivo condiviso da tutti, perché significa difendere e far crescere il benessere e la qualità della vita italiana.

Proprio all’italian quality è dedicato il ddl, che ho presentato a novembre in Senato e che è ora in fase di audizione e consultazione in Commissione attività produttive,  per la creazione di un marchio volontario che renda l’italian quality riconoscibile su tutti i mercati globali.