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Il 13 febbraio del 2011 un gruppo ampio di donne, variegato per età, provenienza culturale e geografica, appartenenza politica, sindacale e associativa, convocò a Roma tutte le donne e gli uomini che volevano rimettere al centro il protagonismo delle donne nel Paese.

Ho avuto la fortuna e l’onore di far parte di quel gruppo di donne che, dando credito e fiducia al proprio intuito politico, riuscirono a scuotere il paese con manifestazioni che ebbero luogo in tutta Italia e in tante parti del mondo.

Nel momento che attraversiamo, a distanza di tre anni da quel giorno, le donne sono ancora la risorsa su cui costruire un’Italia competitiva e moderna, aperta al contributo di tutte e tutti e in grado di dare a tutte e tutti una concreta possibilità.

Alcune cose abbiamo fatto, fuori e dentro le istituzioni, dalla ratifica della Convenzione di Istanbul, alla legge contro il femminicidio, all’approvazione di ieri del testo di Legge contro le dimissioni in bianco.

Tanto, purtroppo, resta ancora da fare.

Abbiamo in discussione alla Camera un testo di legge sulla riforma elettorale che non prevede una reale democrazia paritaria: contro questa ipotesi donne di tutte le forze politiche hanno presentato e firmato emendamenti migliorativi. Come può, infatti, un parlamento in cui uno dei generi non è rappresentato produrre leggi efficaci per tutte e tutti?

La crisi economica che ha investito tutto l’occidente, e il nostro paese in modo sicuramente grave, rischia di spingere indietro le donne, costrette a dividersi tra lavoro e cura familiare senza poter contare su servizi di sostegno alla famiglia e ancora peggio costrette a non poter scegliere se diventare madri, in funzione di una precarizzazione dell’esistenza sempre più marcata.

Noi donne, tutte insieme, possiamo trovare risposte efficaci, insieme agli uomini che, come dicevamo nel 2011, vorranno dimostrare amicizia verso le donne.