Considero rilevante il voto di oggi in Senato sul dl che proroga, fino al 30 giugno, la partecipazione italiana alle missioni internazionali.

Il decreto si suddivide in due parti: disposizioni sulle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia e iniziative di cooperazione allo sviluppo. Il dl autorizza spese per 34 milioni e 700.000 euro per il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni civili e il sostegno alla ricostruzione in favore di Paesi come Afghanistan, Iraq, Libia, Mali, Myanmar, Pakistan, Siria, Somalia, Sudan e Sud Sudan. Si tratta di fondi destinati a integrare gli stanziamenti già disposti dalla legge di stabilità, che ammontano complessivamente, per il 2014, a circa 180 milioni di euro.

In particolare attenzione è volta al sostegno di programmi per il contrasto alla violenza sulle donne, la promozione del lavoro femminile e la tutela dei minori. L’impianto strategico del provvedimento non ha subito sostanziali modifiche rispetto al passato, impegnando 4.725 militari con 35 attività in 24 Paesi che coinvolgono gli interessi nazionali e naturalmente sono legittimate dalla comunità internazionale in quanto promosse o condotte su mandato dell’ONU, dell’Unione europea o della NATO.

Il nostro impegno nel concorso al mantenimento della sicurezza internazionale, per costruire un ordine internazionale di pace, avvienein riferimento alle distinte aree geografiche e in diversi ambiti politico-giuridici internazionali ed è saldamente ancorato all’articolo 11 della nostra Costituzione. Il nostro vuole essere un impegno innanzitutto per la legalità e la pacificazione che deve contribuire a creare sicurezza, stabilità e sviluppo nelle diverse aree. Nel mutato quadro delle missioni auspico, inoltre, l’avvio di una legge quadro sulle missioni internazionali a supporto del nostro impegno internazionale nei teatri di crisi.