L’approvazione, oggi in Senato, del disegno di legge che introduce nell’ordinamento il reato comune di tortura è un grande passo in avanti per la giustizia. Con esso l’Italia sana un grave ritardo adeguando il nostro ordinamento al diritto internazionale.

Il provvedimento votato oggi giunge, infatti, con un ritardo di trent’anni, da quando cioè l’Italia, il 10 dicembre 1984, ha ratificato la Convenzione ONU contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti.

Finalmente anche da noi la tortura è considerata un reato grave in linea con i paesi più avanzati dell’Unione europea. L’indicazione del reato di tortura come reato comune – cioè come un reato che astrattamente può essere commesso da chiunque indipendentemente da una qualificazione giuridica con un’aggravante se commesso da pubblici ufficiali o da incaricati di pubblico servizio – ci mette nelle condizioni di prevenire e colpire chiunque, sia esso pubblico ufficiale, uomo di potere, rappresentante delle istituzioni, abusi di questa autorità per esercitare una pressione tramite strumenti fisici e psichici. Ed è un modo per tutelare chi invece la legge la rispetta.